…SUL PENSIERO UNICO (la religione secolare senza Dio…)…LA RAGIONE ILLUMINISTA è un MODELLO OPPOSTO alla RAGIONE DEL LOGOS di un Platone, di un Aristotele, di un Plotino di un San Tommaso d’Aquino perchè nega all’uomo di ELEVARSI all’ ORDINE TRASCENDENTE e METAFISICO (l’aspirazione a Dio è parte essenziale della natura dell’ uomo)…

Stralci dal video “Strategie di egemonia: il pensiero unico e la cancellazione dell'identità” con Matteo D’Amico

Il PENSIERO UNICO è un IDEOLOGIA…e come qualsiasi IDEOLOGIA tende a presentarsi come FORMA DI PENSIERO rispetto alla quale NESSUN ALTRA FORMA DI PENSIERO E’ LEGITTIMA…Ogni forma di IDEOLOGIA (a partire dal settecento…la nascita del pensiero ideologico) tende a presentarsi come PENSIERO UNICO.

Cosa è l’IDEOLOGIA? E’ una forma di RELIGIONE SECOLARE (questa era una categoria che era chiara al professor Del Noce)

RELIGIONE SECOLARE cosa significa?
Una religione che non ha una TRASCENDENZA (a DIO) a cui far riferimento ma LIMITATA all’ IMMANENZA, al TEMPO STORICO, una RELIGIONE SENZA DIO che ha delle CONSEGUENZE MOLTO GRAVI<<...LA VOLONTA’ DI POTENZA E L’ARBITRIO DI UN LEGISLATORE “sovrano, presidente, parlamento…” POTREBBERO AD ESEMPIO INSERIRE COME LIBERTA’ DI CULTO NELLE COSTITUZIONI POSITIVISTICHE DEL SECONDO DOPOGUERRA IL SATANISMO “in Francia l’aborto, il sacramento del satanismo è stato inserito in costituzione

…paradossalmente Il satanismo nelle costituzioni positivistiche del secondo dopoguerra trova ampia legittimazione…si potrebbe arrivare ad inserire all’ interno dell’ articolo 19 della costituzione italiana che tratta la libertà di culto, il culto del demonio perché il culto di satana della divinità è una forma di espressione della libertà religiosa…nel momento in cui le costituzioni hanno escluso il principio di trascendenza ed hanno accolto il principio di immanenza tutto è consentito…la costituzione è inclusiva…accoglie tutto e il contrario di tutto…come la morale sessuale è evoluta nel tempo dal 1948 ad oggi…quindi si sposta sempre più in là l’asticella del LIMITE

…quindi io potrei aprire chiese sataniste…e ciò è la conseguenza non solo della morte di Dio ma come diceva Augusto Del Noce oggi non c’è più bisogno dell’ idea di Dio…l’uomo è diventato causa sua…dimenticando che è una creatura di Dio…l’esistenzialismo, il personalismo contemporaneo hanno infettato anche la chiesa cattolica…Maritain, Mounier che sono il prodotto del liberalismo politico…l’uomo non solo è artefice delle sue azioni ma ne è anche causa, e si fa artefice del giusto e dell’ ingiusto…la verità diventa una verità relativa e quindi una non verità…anche l’esaltazione della scienza e della tecnica sono i nuovi tributi a satana perché promettono la massimizzazione della felicità…e quando si realizza la massimizzazione della felicità?
Quando l’uomo si considera Dio… (da “SATANISMO GLOBALE” con Daniele Trabucco, Guido Vignelli e Antonio Bianco)>>

FENOMENOLOGIA DELLA RELIGIONE SECOLARE CHIAMATA PENSIERO UNICO CHE DOMINA IL NOSTRO TEMPO

Questa religione ha i suoi DOGMI ma ha anche i suoi SACERDOTI, ha il suo CULTO PUBBLICO, la sua LITURGIA ed ha ovviamente una serie di FIGURE che essa(l’IDEOLOGIA DOMINANTE) qualifica come EMPI (figure di empietà)…
Questa RELIGIONE SECOLARE o IDEOLOGIA DEL PENSIERO UNICO DOMINANTE è una GALASSIA in realtà di OGGETTI e CONTENUTI:

1) ECOLOGISMO è l’IDOLO più in vista e più ingombrante di quella RELIGIONE POLITEISTA…l’ AMBIENTE, l’ECOLOGISMO, la LOTTA CONTRO l’INQUINAMENTO che si mascherano dietro una FALSA SCIENTIFICITA’ uno SCIENTISMO a sua volta IDOLO

2) la CULTURA LGBT (su facebook si è raggiunti fino a 54 possibili IDENTITA’ SESSUALI…la persona sulla pagina può scegliere tra una qualche decina di IDENTITA’ SESSUALI compresa l’IDENTITA’ del non sessuato ciò che è PRIVO DI IDENTITA’ SESSUALE) altro grande IDOLO di questa RELIGIONE…

3) la LAICITA’ presentata come VALORE ASSOLUTO FONDATIVO INDISCUTIBILE… per cui è impossibile parlare di uno STATO non LAICO…

4) la LIBERTA’ stessa e più precisamente la LIBERTA’ SENZA LA VERITA’…il grande conflitto (potremmo dire così) che attraversa segretamente ora implicitamente ora esplicitamente la storia dell’ OCCIDENTE è anche un conflitto tra LIBERTA’ e VERITA’…la CIVILTA’ CLASSICA è una CIVILTA’ essenzialmente della VERITA’ (una CIVILTA’ ONTOCENTRICA centrata sulla VERITA’ dell’ ESSERE…).

La MODERNITA’ è l’inizio di una GUERRA CIVILE tra LIBERTA’ e VERITA’…dopo la morte dei TOTALITARISMI c’è questo APPARENTE TRIONFO dell’ IDEOLOGIA LIBERALE e quindi il PRINCIPIO della LIBERTA’ LIBERATA…una LIBERTA’ che si pensa più FONDATIVA della VERITA’…il LIBERALISMO ASSOLUTO è un altro principio di questa GALASSIA… pensare per esempio al tema dell’ ABORTO che ha avviato l’Italia sulla pista di una NEOLINGUA ORWELLIANA (sul piano giuridico l’ABORTO è INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA…quindi un NEOLOGISMO che ALTERA la PERCEZIONE del FENOMENO…).
Dopo la sentenza della Corte suprema americana (che non ha detto “L’ABORTO è ILLEGITTIMO” ma ha detto che “ogni Stato può decidere il periodo in cui l’ ABORTO potrà essere fatto…”) il FRONTE PROGRESSISTA è insorto vedendo in questa sentenza una lesione radicale di questa NUOVA RELIGIONE di cui l’ ABORTO e una serie di alcuni altri “DIRITTI” della MODERNITA’ non possono essere DISCUSSI e tanto meno REVOCATI o CANCELLATI dalla LEGGE…Da NOTARE la PARADOSSALE NATURA TOTALITARIA dell’ IDEOLOGIA PROGRESSISTA: la LEGGE può essere fatta con libere votazioni per introdurre PRINCIPI DISSOLUTORI che distruggono il VECCHIO QUADRO di VALORI ma NESSUNA LEGGE DEVE OSARE REVOCARE QUESTO QUADRO di VALORI NICHILISTICI e REINTRODURRE VALORI PIU’ COERENTI CON LA LEGGE NATURALE.
E questo a noi SEMBRA STRANO invece è PERFETTAMENTE COERENTE. Per il PROGRESSISMO appunto è LEGITTIMO SOLO un PROGRESSO INCESSANTEMENTE LIBERANTE l’UOMO da OGNI VINCOLO (inclusi i VINCOLI MORALI).
E’ ILLEGITTIMO MORALMENTE (prima ancora che POLITICAMENTE e SPIRITUALMENTE) qualsiasi EVOLUZIONE LEGISLATIVA che DUBITI del QUADRO PRESENTE e PRETENDA di TORNARE a ciò che ERA PRIMA (il PROGRESSISMO è RADICALE anche in questo).

Ma abbiamo anche MOLTI ALTRI VALORI di questa RELIGIONE SECOLARE o IDEOLOGIA DEL PENSIERO UNICO DOMINANTE (Matteo D’ Amico ne cita solo alcuni):

la MEDICALIZZAZIONE il CULTO per la SCIENZA, il CULTO per la SCIENZA MEDICA, quindi la PROFONDA SOTTOMISSIONE INTERIORE ed anche SPIRITUALE del SOGGETTO OCCIDENTALE LIBERALE PROGRESSISTA al CULTO MEDICO SANITARIO, con le sue LITURGIE, il suo DISPIEGAMENTO di MEZZI PARARELIGIOSI…
Nell’ ASSENZA di una SALVEZZA che sia VERO RAPPORTO con la TRASCENDENZA sorge la NUOVA SALVEZZA, TUTTA TEMPORALE…IDOLATRIA della SFERA MEDICO SANITARIA...

Oramai è chiaro come sia dispiegata una NUOVA RELIGIONE e sbaglia ed è in errore (sia chi appoggia questa IDEOLOGIA e sia chi la combatte) e non può cavarne un ragno dal buco chi pensa queste cose come separate tra loro…non vede la profonda UNIONE che tesse tutte queste NUOVE DEITA’, queste POTENZE LUMINOSE che PRETENDONO CULTO RELIGIOSO, che CHIEDONO la NOSTRA SOTTOMISSIONE…Le PERSONE (senza saperlo…) non si rendono conto che CONSEGNANO (in modo crescente) la LORO LIBERTA’, la loro VITA SPIRITUALE, In fondo anche la LORO VITA MORALE a questi APPARATI di CRESCENTE POTENZA TECNOCRATICI e mentre SORGONO e TRIONFANO ESIGONO questo RISPETTO RELIGIOSO…

Matteo D’Amico cita un ESEMPIO ( facendo però una premessa ovvero che ci sono molti MEDICI che sono PERSONE STRAORDINARIE che AIUTANO MOLTO gli ALTRI…qui non è in gioco il singolo MEDICO ma un APPARATO…): per caso era in fila in un UFFICIO PUBBLICO si ritrova due medici che parlando fra loro si interrogano su una terza persona ed ad un certo punto uno chiede all’altro: “è un MEDICO?” “No” gli RISPONDE l’amico “ è un LAICO”…il NON MEDICO DEFINITO…Una prova empirica e concreta di come anche il membro della CLASSE MEDICA (senza cattiveria, senza volerlo) si pensa come una sorta di CORPO SACERDOTALE…

L’UOMO è VITTIMA di questa NUOVA RELIGIONE che è il PENSIERO UNICO e ne siamo vittime un po tutti… sia chi crede che chi non crede perchè la RESPIRIAMO…Siamo passati dalla RICERCA DELLA FELICITA’ alla RICERCA DEL PIACERE…

L’ESSENZA di QUESTA RELIGIONE (IDEOLOGIA)…
…Essendo una RELIGIONE SENZA DIO DIVINIZZA QUALCOSA DI SECOLARE, di TEMPORALE che non appartiene alla SFERA del DIVINO( pure nessun PAGANO ha mai pensato di vivere una VITA che si pensa AUTOFONDATA SU VALORI che LUI STESSO PONE IN ESSERE, PROMUOVE, INVENTA, DIRITTI che SORGONO come FUNGHI…)

…La LUCIDA FOLLIA DELLA RELIGIONE SECOLARE ODIERNA di chi (tutti… chi volente o nolente) ADERISCE… è che PURE INFONDATA PROMETTE (come tutte le RELIGIONI) una SALVEZZA che però è INTRAMONDANA…

Religione (ideologia) totalitaria
…Pensate oggi per esempio chi OSA DUBITARE della SCIENZA MEDICA, dei Lockdown…dei vaccini…anche se le DOMANDE sono in sé LEGITTIME…Questa RELIGIONE è in SE’ TOTALITARIA...(secondo Matteo D’ Amico esso è un TOTALITARISMO BIOPOLITICO SANITARIO perchè la SANITA’, il MONDO MEDICO stà assumendo un POTERE assolutamente FUORI CONTROLLO e che trascende ampiamente i LIMITI DEONTOLOGICI della PRASSI MEDICA…”ai PELLEGRINAGGI RELIGIOSI sono sostituiti i PELLEGRINAGGI AMBULATORIALI…” e questo dà un CONSENSO DI MASSA CHE NON HA PRECEDENTI…e le persone sono felici di essere OPPRESSE e lo chiedono…)

La lezione di Sant’ Agostino

La lezione di Sant’ Agostino in “La città di Dio” è che Il REGNO ETERNO, IL REGNO DEI CIELI NON SI PUO’ AVERE SU QUESTA TERRA, NEL TEMPO, ma OLTRE IL TEMPO…Questo rende impossibile ogni MILLENARISMO...Perchè?
Ogni IDEOLOGIA TOTALITARIA (e ogni IDEOLOGIA non può che essere TOTALITARIA…) è MILLENARISTA, propone una QUALCHE SALVEZZA NEL TEMPO, nella STORIA…INSTAURARE nel TEMPO un MONDO PERFETTO , un MONDO NUOVO (così lo chiama Voegelin)…VICEVERSA col CRISTIANESIMO, questo è IMPOSSIBILE (un REGNO DI DIO che si attua nel TEMPO)…

Il concetto di persona
…Il concetto di persona è il vero antagonista di ogni IDEOLOGIA, di ogni TOTALITARISMO…Il concetto di persona è il GRANDE PORTATO del CRISTIANESIMO…L’UOMO non è più semplicemente CITTADINO, SOGGETTO GIURIDICO e BASTA…ma l’UOMO è caricato di una DIGNITA’ ONTOLOGICA IRRIDUCIBILE come FIGLIO di Dio…Dio è AMORE e AMA l’UOMO che ha CREATO…Ogni uomo al di là di ogni STATO SOCIALE (può essere SCHIAVO “il secondo papa della storia era uno schiavo”, può essere RICCO, può essere POVERO, può essere ARISTOCRATICO, può essere ROMANO o BARBARO) è AMATO DA DIO e in quanto AMATO DA DIO è INVESTITO di una DIGNITA’ che NESSUNA CIVILTA’, CULTURA, FILOSOFIA precedente ha mai potuto dare…

…LA RAGIONE ILLUMINISTA è un MODELLO OPPOSTO alla RAGIONE DEL LOGOS perchè nega all’uomo di ELEVARSI all’ ORDINE TRASCENDENTE e METAFISICO (l’aspirazione a Dio è parte essenziale della natura dell’ uomo…

Nel settecento sulla scia della RIVOLUZIONE LUTERANA della GUERRA CIVILE EUROPEA… CHE SI APRE tra PROTESTANTESIMO e CATTOLICESIMO si ha l’ESPLOSIONE di quella STAGIONE CULTURALE che si chiama ILLUMINISMO e qui nasce un IDEA NUOVA di RAGIONE che è decisivo capire…perchè?
Perchè questa RAGIONE NUOVA “ovvero la RAZIONALITA’ MATEMATICO CALCOLATORIA, la RAZIONALITA’ SCIENTIFICA, la RAZIONALITA’ figlia del presupposto NATURALISTICO (cioè la CONOSCENZA dell’ UOMO è LIMITATA a ciò che è SENSIBILE)” che è NEMICA IN RADICE dell’ IDEA DI METAFISICA, è NEMICA IN RADICE
che l’IDEA dell’ UOMO possa ELEVARSI all’ ORDINE TRASCENDENTE e METAFISICO (è un MODELLO OPPOSTO DI RAGIONE). Non è la stessa RAGIONE DEL LOGOS di un Platone, di un Aristotele, di un Plotino di un San Tommaso d’Aquino…<< Pochi filosofi hanno saputo delineare, con maggiore chiarezza e acume di Blaise Pascal, l’incongruenza e l’infelicità del destino dell’uomo che, accecato dalla superbia della ragione, crede di potersi fare Dio di se stesso e volge le spalle al soprannaturale; e questo nel secolo della ragione trionfante, della ragione cartesiana e galileiana, matematica e scientifica.
Per Pascal, l’uomo possiede una duplice natura: istinto e ragione; il primo gli dà lo “spirito di finezza”, la seconda “lo spirito di geometria”; egli ha bisogno di entrambi, ma né l’uno né l’altro possono aiutarlo a divenire ciò che egli deve, cioè a oltrepassarsi, realizzandosi pienamente; per cui è necessario l’intervento di un terzo ordine, superiore tanto a quello materiale, quanto a quello del pensiero: la Grazia.
La Grazia viene da Dio, è un dono di Dio, libero e gratuito; senza di essa l’uomo rimane rinchiuso nella prigione della propria finitezza, prigione doppiamente dolorosa perché in lui vi è l’ASPIRAZIONE a librarsi verso più ampi orizzonti, a slanciarsi verso un altrove che trascende le limitazioni del contingente e del finito
.
Vi è infatti, nell’uomo, una consapevolezza della propria miseria, ma anche una aspirazione al Cielo della felicità e della verità: e da dove potrebbe venirgli, se non avesse conosciuto quelle realtà che ora gli mancano e delle quali sente la bruciante nostalgia?…
Due grandi pesi lo trascinano verso il basso, lo piegano fino a terra: il peso della ragione, che lo fa inorgoglire e lo spinge a negare ogni debito verso l’alto; e il peso della materia, che lo sospinge a cercare la felicità sul terreno della concupiscenza. Il primo produce un peccato di arroganza, il secondo un peccato di abbrutimento: ed entrambi sono l’effetto di un atteggiamento di chiusura verso la dimensione superiore, di autorelegazione e autolimitazione nel carcere delle cose finite (ancora Platone, dunque!).
In breve, allorché l’uomo decide di essere autosufficiente e di non dovere niente a nessuno, inevitabilmente finisce per non comprendere più nemmeno se stesso: perché l’aspirazione a Dio è parte essenziale della sua natura.
L’uomo che volge le spalle a Dio, pertanto, l’uomo che decide di vivere senza Dio, fidandosi unicamente della propria ragione, è un uomo mutilato, sradicato, alienato; è un uomo impazzito di superbia, dimentico delle proprie radici e dei propri autentici bisogni.
Eppure, senza Dio, senza la ricerca di Dio e senza l’abbandono a Dio, l’uomo è la più miserabile di tutte le creature, perché la sua ansia di assoluto gli si ritorce contro: ovunque egli si volga, infatti, non può vedere realizzata alcuna delle sue aspirazioni supreme: né la bellezza, né la verità, né la giustizia, niente trova quaggiù il suo vero compimento e nessuno sforzo che egli compia, per quanto tenace, riesce a far coincidere l’ideale con il reale.

Bisogna dunque concludere che tutta la vita, che l’intera condizione umana, altro non sono che una beffa, una tragica ironia?
Certamente no, perché la via d’uscita dall’apparente vicolo cieco esiste ed è a sua disposizione, purché egli sappia utilizzare la propria ragione non per inebriarsi del finito, ma per farsi piccolo e umile davanti all’infinito

…«…Oscuramente si sente che il diritto alla felicità fa parte del retaggio umano; e la ricerca, per quanto vana, ne è incessante. Anche tra quanti si sentono felici, però, pochi mancano di riconoscere che la perdita della salute, della prosperità economica, o dei loro cari potrebbe da un momento all’atro precipitarli nell’infelicità. Se quasi tutti quindi son d’accordo che la sicurezza e l’appagamento sono componenti della felicità, l’insicurezza e la frustrazione fanno chiaramente parte di ciò che Pascal direbbe “miseria”; ma il punto in discussione è, quale dei due stati - felicità o miseria - sia, in ogni senso, naturale dell’uomo. […]
Anche il Pascal, seguendo Montaigne e Socrate, comincia dalla necessità, per l’uomo, di conoscersi. La condizione dell’uomo è di “incostanza, noia, inquietudine”, e molto spesso egli è menato per il naso dai “poteri ingannevoli” dell’immaginazione, della vanità, ecc., che si mascherano da realtà. Il dualismo della sua natura è affermato chiaramente: “Istinto e ragione, indizi di due nature”. […] L’uomo è appena un giunco, il più debole della natura, ma è un giunco che pensa”. […]

Il Montaigne, una volte demolite le pretese della ragione, s’accontentava di vivere la propria vita così come veniva; ma nel “Colloquio col signor Saci” il Pascal aveva manifestato il suo assoluto disaccordo da tale rotta. Naturalmente si doveva abbandonare l’orgoglio; ma rimaneva il problema dell’inerzia che, smorzando l’infelicità, ammortiva anche ogni rimpianto della grandezza perduta, per non parlare della speranza di rimeritarla…

…Egli ricorre a tutte le figure stilistiche, per stillare nel lettore un senso di disperata insicurezza; ma nel medesimo tempo non cessa mai d’insistere che c’è un rimedio a disposizione, purché l’uomo voglia cercarlo fuori di sé e della propria debole ragione: “L’uomo trascende l’uomo”. Se invece resta nell’ordine naturale, sia d’istinto sia di ragione, o d’ambedue, l’uomo non potrà mai oltrepassare la propria miseria. […]

Senza una qualche corruzione precedente, l’uomo godrebbe della verità e della felicità che adesso cerca invano; ma se non le avesse mai conosciute, non avrebbe l’idea di cercarle. Una volta di più, “l’uomo trascende infinitamente l’uomo, e senza l’ausilio della fede rimarrebbe incomprensibile a se stesso.”. la chiave dell’enigma è il peccato originale; il dualismo così rivelato è quello di grazia e corruzione, corrispondenti a grandezza e infelicità. La Caduta, del tutto inaccessibile a ragione o a istinto, taglia il nodo: l’uomo non è né solo bestiale né solo divino, ma è l’uno e l’altro: divino, per opera della grazia, bestiale per opera della corruzione. […]

…il dualismo puramente umano d’intelletto e materia, dev’essere trasceso, il che può avvenire solo per opera della grazia, terzo ordine che non è sotto nostro controllo, ma che ci viene dato come un libero, immeritato dono di Dio. Finché rifiutiamo d’ammettere che l’uomo trascende l’uomo - dice il Pascal - resteremo serrati nella origine dei limiti umani…»

…La sua infelicità, dunque, non è dovuta alla civiltà, come lo sarà per Rousseau, e meno ancora a una natura ferina originaria, come lo era per Hobbes, ma alle conseguenze del peccato originale e della successiva Caduta; anche se quella Caduta è stata indubbiamente una “felix culpa”, perché ha aperto la strada al mistero dell’Incarnazione e alla Passione e Resurrezione di Cristo…

…La cosa notevole è che Pascal non è stato un mistico né un pensatore che tenesse in scarsa considerazione la ragione; è stato un grande matematico, così grande da brillare pur nel secolo in cui la matematica celebrava i suoi massimi trionfi. Pertanto non vi è, in lui, ombra di disprezzo e nemmeno di condiscendenza verso la ragione; egli ne è, al contrario, un grande ammiratore («una canna che pensa!»); ma non fino al punto da inorgoglirsene e da pensare che essa possa spiegare tutto; che possa riempire, nell’uomo, quel grande vuoto, quel bisogno di assoluto, cui solo Dio può dare appagamento…

…La grandezza di Pascal sta proprio in questo ammirare la ragione, ma considerandola come uno strumento che deve essere posto al servizio della vera natura dell’uomo e non già adoperato in modo da fuorviarlo; nel riconoscere che essa è molto, ma non è tutto; e, più ancora, nell’attribuirle non la gelida autosufficienza del solo “spirito di geometria” (come fa, invece, Spinoza, che vuol dimostrare geometricamente perfino le verità dell’etica), ma anche lo “spirito di finezza”, che rende la ragione veramente umana e la colloca nella giusta prospettiva e nella piena consapevolezza del suo ambito e, quindi, anche del suo limite.

In omaggio alla scienza sperimentale, Pascal è convinto che sia sempre necessario «inchinarsi davanti ai fatti»; ma, appunto, egli vede che la miseria dell’uomo è un fatto, così come è un fatto la sua aspirazione alla verità: e ne trae le logiche conclusioni.
Se, dunque, l’uomo senza Dio è un essere incompleto e infelice, l’uomo con Dio è l’uomo ristabilito nella sua autentica natura e, perciò, nella sua gioiosa pienezza e perfezione. Ma, perché ciò avvenga, egli deve aprirsi con umiltà al mistero ineffabile della Grazia divina…
(da “L’uomo senza Dio, per Pascal, diviene incomprensibile a se stesso” di Francesco Lamendola blog Arianna Editrice)>>

…Rousseau (ma non è il teorico della democrazia moderna?) chiude il CONTRATTO SOCIALE dicendo che lo stato democratico dovrà creare un insieme di DOGMI POLITICO RELIGIOSI da IMPORRE a TUTTI come ARTICOLI DI FEDE e chi non li CREDERA’ DOVRA’ ESSERE MESSO A MORTE…<<Ma la parte più significativa dell'ultimo capitolo del «Contratto sociale» è quella propriamente dedicata alla religione civile, nella quale Rousseau postula la necessità, per la società, di dotarsi di una fede puramente civile, strumento necessario per rafforzare il patto sociale e il senso di comune appartenenza ad una sfera di valori condivisi, senza i quali non si danno - egli afferma - né buoni cittadini, né sudditi fedeli.
È significativo il fatto che il mite ginevrino, amante della natura e delle passeggiate solitarie, sostenga che nessuno può essere obbligato a credere nei dogmi di una tale religione civile; ma che è legittimo bandire dallo Stato chi non vi crede, e anche condannare a morte chi affermi di credervi, ma poi si comporti come se non vi prestasse fede. Quest'ultimo, infatti, avrà commesso il più grave dei reati: quello di mentire davanti alla legge.
Altro che precursore dell'assolutismo: qui Rousseau ci si mostra in tutta la sua dimensione di lucido profeta del totalitarismo più spietato e conseguente, quale - forse - nemmeno Hitler e Stalin hanno osato immaginare.
Ci piace, a questo punto, riportare direttamente il passo in questione de «Il contratto sociale», contenuto nella sezione ottava del libro quarto (traduzione italiana di Gianluigi Barni, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1995, pp. 187-94):

«…Vi è dunque una professione di fede puramente civile, di cui spetta al corpo sovrano il fissare gli articoli, non precisamente come dogmi di religione, ma come sentimenti di sciabilità, senza dei quali è impossibile essere né buon cittadino né suddito fedele.
Senza poter obbligare nessuno a credere in essi, si può bandire dallo stato chiunque non vi creda; si può bandirlo, non come empio, ma come essere non sociale, come incapace di amare sinceramente le leggi, la giustizia, e di sacrificare, in caso di bisogno, la sua vita al suo dovere. Che se poi qualcuno, dopo aver pubblicamente riconosciuto questi dogmi, si condurrà come se non vi credesse, sia condannato a morte: ha commesso il più grande dei reati, ha mentito davanti alle leggi.
I dogmi della religione civile debbono essere semplici, in piccolo numero, enunciati con precisione, senza spiegazioni né commenti. L’esistenza della divinità possente, intelligente, benefica, previdente e provvidente, la vita futura, la felicità dei giusti, la punizione de cattivi, la santità del contratto sociale e delle leggi, ecco i dogmi positivi. Quanto ai dogmi negativi, io li limito a uno solo ed è l’intolleranza: questa rientra nei culti che noi abbiamo escluso…»

…Dicevamo che la raccapricciante proposta di mettere a morte colui che violi la religione civile dopo averla formalmente accettata, e di cacciare in esilio colui che non la voglia accogliere, costituisce l'aspetto più inquietante di questo filosofo falsamente mite e benevolo, roso, in realtà - come tutti gli illuministi, del resto, Voltaire in testa - da un rancore profondo, da un astio implacabile e feroce contro chiunque osi fare resistenza al paradiso in terra che codesti campioni della pubblica felicità hanno inteso presentarci nei loro «pamphlets» e nei loro trattati - tutti, beninteso, pervasi da un sacro sdegno nei confronti dell'intolleranza… altrui…
(da Lo stato terroristico della Volontà Generale nel pensiero politico di Jean-Jacques Rousseau di Francesco Lamendola blog Arianna Editrice)>>

…Nel LEVIATANO di Hobbes (in una delle parti finali) si ha un intuizione di una modernità sconvolgente perchè Hobbes ad un certo punto cita il DESPOTA, il LEVIATANO (che può essere UNA PERSONA o UN PARLAMENTO…non c’è differenza tra ASSEMBLEA PARLAMENTARE o TIRANNO…non essendoci più una LEGGE NATURALE IMMUTABILE…)…e un REGNO DELLE TENEBRE (la CHIESA CATTOLICA che per lui è la SINAGOGA di SATANA) che è il VERO PERICOLO…e teorizza la necessità di SRADICARE la FEDE e l’IMMORTALITA’ dell’ ANIMA e la FEDE in DIO altrimenti questa SINAGOGA di SATANA(la CHIESA CATTOLICA per Hobbes) rischia di IMPEDIRE un POTERE PIENO DEL SOVRANO sui SUDDITI…<< Che altro è lo Stato, per Hobbes, se non un Dio mortale, al quale tutti devono ciecamente obbedire, se non vogliono piombare nel caos di una libertà senza legge, nella quale ciascuno, volendo prevalere sul proprio simile, finirebbe per trovare la sua stessa distruzione?…

…In Hobbes, che ragiona come se Dio non esercitasse il benché minimo ruolo nella storia umana, cioè come se la Provvidenza non esistesse, non vi è alcun limite alla pretesa dello Stato di essere accettato come il padrone universale di tutto ciò che esiste sotto il sole: l’unica condizione essendo che ciascun cittadino si spogli, come fanno tutti gli altri, della propria libertà personale, per rimetterla con fiducia assoluta nelle mani del sovrano. Quel che ne consegue è una statolatria radicale e totalitaria, nella quale la condizione iniziale che vide la nascita dello Stato — il patto originario fra gli esseri umani, federati per la comune difesa della vita, della libertà e dei beni di ciascuno — viene ben presto a rovesciarsi completamente: il singolo essere umano non ha il "diritto" di esistere fuori dello Stato, perché fuori dello Stato non vi sono che i nemici dichiarati dell’ordine e della legge, i nemici irriducibili del bene comune, che non devono essere considerati come dei semplici dissenzienti, ma come dei traditori nei confronti di ciò che di umano vi è nella natura umana. Insomma, delle belve feroci, meritevoli soltanto di venire abbattute, così come si uccidono i lupi che minacciano il gregge: la loro soppressione si riduce ad una operazione di polizia, anzi, a qualcosa di più (o di meno, secondo i punti di vista): perché, come il lupo è estraneo alla natura umana, ed eliminarlo è un bene in se stesso, un analogo ragionamento vale nei confronti di quanti disobbedissero alle leggi dello Stato: si son posti da sé al di fuori del consorzio civile, sono regrediti alla condizione della barbarie primitiva e, dunque, non meritano alcuna pietà o sentimentalismo, così come sarebbe assurdo, per il cacciatore, avere pietà del lupo che minaccia il gregge.

In cima a questa statolatria vi è la figura del sovrano: colui che è al vertice della piramide e non è sottoposto ad alcuna legge, perché egli stesso rappresenta la legge; e che nessuno può contestare, mentre la sua volontà deve imporsi a chiunque. Esattamente all’opposto di Locke, che arriverà a teorizzare il diritto di resistenza dei cittadini nei confronti di un potere che si riveli ingiusto e tirannico, Hobbes non può nemmeno concepire una situazione del genere, perché, secondo lui, essendo nato dal patto sociale, lo stato, per sua natura, non potrà mai tradirlo: solo in esso il cittadino troverà la pace, l’ordine e il benessere; fuori di esso, la guerra, il disordine e la miseria. Ne consegue che nessuno può chiedere al sovrano di lasciare il potere: solo lui stesso può decidere di farlo, di sua spontanea volontà, e non perché i cittadini osino pretenderlo. Per mantenere l’ordine e la pace, il sovrano non deve accordare la preferenza a nessun culto religioso: Hobbes è non solo il teorico dell’assolutismo, ma anche del laicismo. Logico: se lo Stato è un Dio mortale, bisogna che il Dio immortale sia relegato in interiore homine, dov’è meno visibile: sarebbe un concorrente scomodo e maledettamene ingombrante. Potrebbe rammentare agli uomini che esiste un solo Dio…
( da Il Leviatano è, per Hobbes, il Dio mortale cui siamo debitori della nostra pace e sicurezza di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)>>

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Ma Matteo D' Amico avrà capito che la religione cattolica è l unica e vera idelogia che bisogna affermare senza compromessi democratici con nessuno ?