Febbraio 6, 1927(56)
E dove c’è la Volontà Divina c’è tutto, non c’è cosa che sfugge. E come chi la possiede vive nella comunanza dei beni del suo Creatore; amore e felicità riceve, amore e felicità dà.
Stavo tutta immersa nel Supremo Volere, seguendo i suoi atti per costituirmi atto di ciascuna creatura, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stendendomi le sue braccia mi abbracciava forte, stringendomi tutta a sé. Ora mentre Gesù mi abbracciava, tutte le cose create, il cielo, il sole, il mare, tutti, anche il piccolo uccellino, mettendosi intorno a Gesù, tutti mi abbracciavano volendo ripetere l’atto suo; facevano come a gara e nessuno voleva restare dietro. Io sono rimasta confusa nel vedere che tutta la creazione correva verso di me per abbracciarmi, e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, quando l’anima vive nel mio Volere ed io faccio un atto verso di lei, anche un semplice bacio, una parolina sola, tutta la creazione, incominciando dalla Sovrana Regina fino all’ultimo del più piccolo essere, tutti si mettono in moto per ripetere l’atto mio. Perché essendo una la Volontà dell’anima, della mia e di loro3 , tutti tengono il diritto di accomunarsi con me per fare la stessa cosa che faccio io. Perciò non sono solo io, ma tutti gli esseri dove esiste integra la mia Volontà erano insieme con me ad abbracciarti. Quindi quando faccio un atto di più con chi vive nel mio Volere, [esso] dà una festa nuova a tutta la creazione, e quando c’è una festa nuova, tutti si muovono e stanno sull’attenti.
Quando io sto per farti un dono, dirti una parola per concorrere insieme con me, ripetere l’atto mio, ricevere la nuova festa e fare a te la festa degli atti loro4 . Non è stata festa per te sentire l’abbraccio della Mamma celeste, l’abbraccio della luce del sole, delle onde del mare, fin del piccolo uccellino che stendeva le sue ali per abbracciarti? Figlia mia, dove c’è la mia Volontà c’è tutto, non c’è cosa che le può sfuggire”.
Onde io continuavo a seguire i suoi atti nel Supremo Volere, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, chi possiede la mia Volontà è come se tenesse accentrato il sole in se stesso, ma non il sole che si vede nell’alto dei cieli, ma il sole divino, quello stesso sole che sta accentrato in Dio, [che] divulgando i suoi raggi si accentra nell’anima. Sicché lei è padrona della luce, perché possiede dentro la vita della luce e tutti i beni ed effetti che essa contiene; perciò gode la conoscenza dei beni del suo Creatore. Tutto è in comune con chi possiede la mia Volontà: comune è l’amore, comune è la santità, comune è la luce, tutto è in comune con lei. Anzi riguardandola [il Creatore] come parto della sua Volontà Divina, [l’anima] è già figlia sua, ed [egli] quindi gode, ama e vuole che i suoi beni siano comuni. E se ciò non potesse essere, soffrirebbe come un padre potrebbe soffrire, che essendo ricchissimo si trova nell’impossibilità di poter dare i suoi beni ai veri e fedeli suoi figli; e quindi non potendo dare ciò che lui possiede, è costretto a vederli poveri. Questo padre in mezzo all’opulenza delle sue ricchezze ne morrebbe di dolore ed attossicato dalle sue amarezze, perché la gioia del padre è di dare e rendere felici i figli, della sua stessa felicità.
Se tanto potesse soffrire un padre terreno per non poter fare comunanza di beni con i suoi figli fino a morire di dolore, molto più l’eterno Creatore, più che padre tenerissimo, ne soffrirebbe se non potesse mettere in comune i suoi beni con chi possiede il Fiat Divino, che come figli[o] suo tiene i suoi diritti di possedere la comunanza dei beni del padre suo. E se ciò non fosse, cozzerebbe con quell’amore che non conosce limiti e con quella bontà più che paterna, che è il continuo trionfo di tutte le nostre opere.