Pensiero della settimana: “Soltanto Dio conosce a perfezione il cuore dell’uomo”
[Lezione sulle cattive amicizie]
Dice Gesù:
«È detto di non affidare il cuore allo straniero perché non ne conosciamo le abitudini. Ma possiamo dire di conoscere il cuore anche di chi ci è compaesano? Il cuore dell’amico? Quello del parente? Soltanto Dio conosce a perfezione il cuore dell’uomo, e l’uomo ha solo un mezzo per conoscere il cuore del suo simile e comprendere se egli è un vero suo compatriota, oppure amico vero e vero parente. Quale è questo mezzo? Dove si trova? Nel prossimo stesso e in noi. Nelle azioni e nelle parole di lui e nel retto giudizio nostro.
Quando nelle parole del prossimo, nelle sue azioni, o nelle azioni che vorrebbe da noi, noi sentiamo, col nostro retto giudizio, che non c’è del bene, allora possiamo dire: “Costui non ha cuore buono e ne devo diffidare”. Trattarlo con carità, perché è un infelice della infelicità più grave, quella dello spirito malato, ma non seguirlo nelle sue azioni, non accettare le sue parole per vere e sagge e, tanto meno, seguire i suoi consigli. Non vi rovini l’orgoglioso pensiero: “Io sono forte e il male degli altri non entra in me. Io sono giusto e, anche se ascolto gli ingiusti, giusto mi serbo”.
L’uomo è un abisso profondo, in cui sono tutti gli elementi del bene e del male. Aiutano a crescere e farsi re i primi, gli aiuti di Dio. Aiutano a svilupparsi e a regnare nocivi le passioni e le cattive amicizie. Tutti i germi del male e tutti gli aneliti al bene sono latenti nell’uomo per volere amoroso di Dio, per volere malvagio di Satana che suggestiona, che tenta, che aizza mentre Dio attira, conforta, ama. Tenta sedurre Satana, lavora a conquistare Dio. E non sempre vince Dio, perché la creatura è pesante finché non elegge l’amore a sua legge, ed essendo pesante scende ed appetisce più facilmente a ciò che è appagamento immediato e delle parti più basse dell’uomo.
Voi, per quello che dico sulla debolezza umana, potete capire quanto è necessario diffidare di se stessi e fare molta attenzione al prossimo nostro, per non unire il veleno di una coscienza impura a quello che già fermenta in noi. Quando si comprende che un amico è rovina del cuore, quando le sue parole turbano la coscienza, quando i suoi consigli danno scandalo, occorre saper lasciare l’amicizia che è dannosa. Persistendo, si finirebbe a perire nello spirito, perché si passerebbe ad azioni che allontanano Dio, che impediscono alla coscienza indurita di comprendere le ispirazioni di Dio. Se ogni uomo colpevole di gravi peccati potesse, volesse parlare, dicendo come giunse a quei peccati, si vedrebbe che alle origini ci fu sempre una cattiva amicizia…».
«È vero!», confessa sottovoce Samuele di Nazaret.
«Diffidate di coloro che, dopo avervi combattuto senza motivo, di colpo vi colmano di onori e di regali. Diffidate di coloro che lodano ogni vostra azione e sono uomini di tutte le lodi: ossia lodano il fannullone come buon lavoratore, l’adultero come marito fedele, il ladro come onesto, il violento come mite, il bugiardo come sincero, il cattivo fedele e il pessimo discepolo come modelli. Lo fanno per rovinarvi e servirsi della vostra rovina per i loro scopi astuti. Fuggite coloro che vi vogliono ubbriacare di lodi e promesse per farvi fare azioni che, se non foste ebbri, non accettereste di fare. E, quando avete giurato fedeltà ad uno, non trattate con i nemici di quello. Non possono che avvicinarvi per nuocere a colui che odiano e nuocere col vostro aiuto stesso.
Aprite gli occhi. Ho detto : siate astuti come le serpi, oltreché semplici come colombe. Perché per trattare delle cose di spirito è santa la semplicità, ma per vivere nel mondo senza nuocere a se stessi e agli amici ci vuole astuzia che sa scoprire le astuzie di chi odia i santi. Il mondo è un serpaio. Sappiate conoscere il mondo e i suoi sistemi. E poi, stando come colombe, non fra il fango dove stanno le serpi, ma nel riparo alto sulla rupe, abbiate il cuore semplice dei figli di Dio. E pregate, pregate perché in verità vi dico che il gran Serpente sibila intorno a voi, e che siete in gran pericolo, e chi non vigilerà perirà».
(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, 459.5-6)
– – – – – – – – – – – – – – –
Aiuta la “Fondazione Erede di Maria Valtorta” a diffondere l'Opera di Maria Valtorta, grazie.
[Foto di Elijah Hiett da Unsplash]
Iosif Rachiteanu Rachiteanu shares this