Miles - Christi

Anathema sit Bergoglio - Capitolo 2: Il laicismo va nel senso della «Storia».

Il 27 luglio 2013, in un discorso rivolto alla classe dirigente del Brasile, Francesco fece l’elogio della laicità dello Stato e del pluralismo religioso e si espresse in questi termini:

«Considero anche fondamentale in questo dialogo il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete.»[1]

Qui si tratta di indifferentismo religioso allo stato puro. Francesco valorizza il preteso apporto sociale di tutte le «grandi tradizioni religiose» ed anche la fallace «neutralità» dello Stato nei confronti della rivelazione divina e dell’insegnamento della Chiesa. Per confutare simili empietà basta leggere appena un po’ un qualsiasi documento magisteriale emesso tra la Rivoluzione e il Vaticano II, in particolare Immortale Dei di Leone XIII e Quas Primas di Pio XI. Riporto qui un breve passo dell’enciclica leonina del 1885:

«È chiaro che una società costituita su queste basi deve assolutamente soddisfare ai molti e solenni doveri che la stringono a Dio con pubbliche manifestazioni di culto. La natura e la ragione, che comandano ad ogni singolo individuo di tributare a Dio pii e devoti atti d’ossequio, poiché tutti siamo in Suo potere e tutti, da Lui originati, a Lui dobbiamo ritornare, impongono la stessa legge alla società civile. […] Santo deve dunque essere il nome di Dio per i Principi, i quali tra i loro più sacri doveri devono porre quello di favorire la religione, difenderla con la loro benevolenza, proteggerla con l’autorità e il consenso delle leggi, né adottare qualsiasi decisione o norma che sia contraria alla sua integrità.»[2]

Ed ecco un’altra citazione, tratta dall’enciclica con la quale Pio XI istituì la solennità di Cristo Re, nel 1925:

«La celebrazione di questa festa, che si rinnova ogni anno, sarà anche d’ammonimento per le nazioni che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti: li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute, richiedendo la sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principî cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell'amministrare la giustizia, sia finalmente nell'informare l'animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi.»[3]

Queste due brevi citazioni bastano ampiamente a provare, a tutti i lettori intellettualmente onesti, non solo l’impostura bergogliana contenuta nelle sue dichiarazioni sulla laicità, ma soprattutto quella della dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, che contraddice nero su bianco la dottrina cattolica in materia. E quando si consideri che allo scopo di applicare la dottrina novatrice di Dignitatis humanae, il Vaticano ha chiesto di stipulare dei nuovi concordati agli Stati che erano ancora cattolici, come l’Italia e la Spagna, cosa che equivale né più né meno ad una richiesta formale di apostasia dalla religione cattolica, allora si coglie la misura della gravità della crisi attuale, di cui Francesco è solo l’erede e l’ultimo degli artefici.

Martedì 1 marzo 2016, Francesco ha ricevuto i Poissons Roses, socialisti francesi sedicenti di «ispirazione cristiana». Ecco cosa ha detto loro:

«La vostra laicità è incompleta... La Francia deve diventare un Paese più laico. Occorre una laicità sana […] Una laicità sana include un’apertura a tutte le forme di trascendenza, secondo le differenti tradizioni religiose e filosofiche. D’altro canto anche un laico può avere un’interiorità»[4].

Anche qui Francesco rivendica ogni forma di «spiritualità», comunque sia, arrivando perfino a rivendicare quella degli atei, con lo Stato che dovrebbe limitarsi a svolgere il ruolo di garante di tale pretesa «libertà religiosa», che sarebbe una fonte di ricchezza per la società. E ha rincarato la dose lo scorso maggio, in un’intervista concessa al giornale francese La Croix:

«Gli stati devono essere secolari, quelli confessionali finiscono male. Sono contro la storia.»[5]

Bisogna arrendersi all’evidenza: quest’uomo mente come respira. Tre brevi frasi, tre grossolane menzogne. Con lui si direbbe che più grande è la menzogna, meglio è. Innanzi tutto, la società politicamente organizzata, e cioè lo Stato, deve professare la vera religione e ad essa conformare le sue leggi: è la rivelazione divina e il magistero della Chiesa che ce l’insegnano, come abbiamo visto prima. Poi, se gli Stati cattolici sono “finiti male”, nel senso che sono spariti, questo non è accaduto in forza del loro essere cattolici, ma a causa degli attacchi incessanti dei loro nemici esterni ed interni. Infine, dicendo che «sono contro la storia», Francesco dimostra di professare un determinismo storico filosoficamente e teologicamente aberrante, perché nega la libertà dell’uomo e, soprattutto, la divina Provvidenza, tale da cadere in una gnosi panteista ed evoluzionista simile a quella di Georg Hegel e Pierre Teilhard de Chardin.

Ed ecco un’ultima citazione, tratta dal discorso del 28 gennaio scorso all’italiano Comitato Nazionale per la Bioetica:

«E’ noto a tutti quanto la Chiesa sia sensibile alle tematiche etiche, ma forse non a tutti è altrettanto chiaro che la Chiesa non rivendica alcuno spazio privilegiato in questo campo, anzi, è soddisfatta quando la coscienza civile, ai vari livelli, è in grado di riflettere, di discernere e di operare sulla base della libera e aperta razionalità e dei valori costitutivi della persona e della società.»[6]

Per quanto riguarda la questione della laicità, le quattro dichiarazioni citate provano che la posizione bergogliana, che non è altro che quella insegnata dal Vaticano II e da tutti i suoi predecessori conciliari, è radicalmente incompatibile col cattolicesimo.

[1] www.vatican.va/…/papa-francesco_…
[2] www.vatican.va/…/hf_l-xiii_enc_0…
[3] www.vatican.va/…/hf_p-xi_enc_111…
[4] http://www.news.va/it/news/incontro-con-un-gruppo-del-cristianesimo-sociale-f
[5] it.zenit.org/…/papa-francesco-…
[6] www.vatican.va/…/papa-francesco_…
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Per maggiori informazioni sulle innumerevoli eresie e blasfemie di Francesco, si può consultare i libri: L’impostura bergogliana: I. Cronache di un empio e L’impostura bergogliana: II. La misura è colma!, pubblicati dalle Éditions Saint-Remi in quattro lingue (italiano, inglese, francese e spagnolo):
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