…SUL SEGNO…LA COSA…L’ESSENZA…LA VERITA’…
…Che cos’è un segno?…Si può ricorrere alla metafora (abusata, ma efficace) del dito e della luna: quel che va guardato non è il dito che indica la luna, bensì la luna stessa. Il segno è un rimando, non è la cosa…il segno, pertanto, non è la cosa, ma è il modo in cui la cosa si rende manifesta…
…Perché il grande pericolo è tenere le cose fuori dalla testa?…
…sappiamo che è possibile creare delle illusioni ottiche con mezzi artificiali…[…]questo è l’aspetto inquietante dell’universo dei segni: che un segno è riproducibile, dunque è falsificabile, mentre le cose, in se stesse, non lo sono…
…l’essenza di una cosa e l’essenza necessaria o sostanza di una cosa…
…Nessuno si è mai spinto a negare che esistano le cose e meno ancora che esista una mente unitaria che le percepisce, le giudica e le organizza”…In Teologia Spirituale si fa un’utile distinzione tra mente, ragione superiore e ragione inferiore.La mente è la parte più spirituale ed elevata che è immune dai turbamenti del mondo sensibile: nelle prove più dolorose rimane sempre immobile e tranquilla, come se giа si trovasse nell’eternitа…”…
…Per arrivare a tanto bisogna aspettare la modernità: con Cartesio, secondo il quale noi conosciamo il mondo a partire dal nostro io; a Berkeley, che nega la realtà materiale del mondo esterno e lo riduce alle nostre percezioni visive, uditive, tattili, olfattive, eccetera, cioè a "idee" della nostra mente”…Ma se così fosse, «seguirebbe che affermazioni contraddittorie sarebbero simultaneamente vere, poiché tesi contraddittorie possono apparire vere a più soggetti»…Ogni qual volta appare o si impone una contraddizione vuol dire che la situazione non è stata analizzata fino in fondo e ci si è fermati a mezza strada…questa deve essere abbandonata, perché se si assume la contraddizione allora si può derivare qualsiasi proposizione«che conduce inevitabilmente allo sragionamento radicale…”; e a Hume, che dubita di tutto e anche della mente che farebbe da soggetto all’atto del conoscere. Poi viene Kant, il quale…
…Quando un pragmatico affermava che per lui era vero ciò che vedeva (quindi ciò che si può conoscere), Sant’Agostino (354-430) rispondeva che «se così fosse, le pietre che si trovano nelle viscere della terra non sarebbero vere pietre, dal momento che non si vedono». Invece, «la verità oggettiva è prima di essere conosciuta e tale resta anche se mai alcun soggetto pensante la conoscesse o la cercasse»…
…Ora, la domanda che ci si deve porre è se l’uomo, antropologicamente, psicologicamente, spiritualmente e moralmente, possa vivere in uno stato d’incertezza permanente e di dubbio radicale, cioè su un piano di esistenza caratterizzato da insicurezza, confusione, smarrimento e soprattutto frustrazione del suo naturale bisogno di verità e di chiarezza. Ma se l’uomo fosse capace di vivere immerso in una simile nebbia, in una simile palude, non avrebbe in sé la naturale aspirazione al vero, che porta con sé anche l’aspirazione al bene e al bello.Non possiederebbe una ragione che incessantemente fa domande, cerca risposte, e si affanna e si adopera per trovarle; ma si contenterebbe di vivere così, alla giornata, senza porsi problemi che è incapace di risolvere, e che provocano in lui inquietudine e angoscia.
Il fatto che egli formuli quelle domande e provi quella inquietudine è la migliore dimostrazione del fatto che le risposte esistono e che la sua mente è in grado di afferrarle in misura tale da poter trovare la pace; anche se poi, di fatto, pochissimi vi riescono, perché pochissimi sono disposti a pagare il prezzo del cercare, del vedere e del conoscere. Il prezzo è alto: bisogna abituarsi a una disciplina; rinunciare all’effimero e puntare all’essenziale; vivere l’esperienza costante della solitudine, dell’incomprensione altrui, della sofferenza, e lasciarsi purificare da quest’ultima. Se la sofferenza viene vissuta come una maledizione invece che come una purificazione, non solo è inutile, ma controproducente: inasprisce l’animo, incattivisce la volontà, offusca la ragione…
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Stralci da:
1) “La realtà è fatta di segni che vanno interpretati” di Francesco Lamendola blog San Michele Arcangelo
2) “Perché il grande pericolo è tenere le cose fuori dalla testa?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri
3) “Che cos’è l’essenza necessaria o sostanza della vita?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica « et Ratio»
4) “Qual é la differenza tra intelletto, ragione e mente?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri
5) “Che cos’è l’essenza necessaria o sostanza della vita?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica « et Ratio»
6) “La bottiglia e il vino Seconda parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX
7) “La presenza dell’uomo all’essere è un bisogno vitale” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»
8)“La banalizzazione degli insegnamenti divini Guerra e pace” blog Inter multiplices UNA VOX———————————————————————————————————————————Che cos’è un segno? Per il vocabolario, il segno, dal latino .., è qualsiasi fatto, manifestazione, fenomeno da cui si possano trarre indizi, deduzioni, conoscenze e simili (Treccani)…
[…]Si può ricorrere alla metafora (abusata, ma efficace) del dito e della luna: quel che va guardato non è il dito che indica la luna, BENSÌ LA LUNA STESSA. Il segno è un rimando, non è LA COSA.[…]
[…]IL SEGNO, PERTANTO, NON È LA COSA, MA È IL MODO IN CUI LA COSA SI RENDE MANIFESTA.Un quadro, un trattato scientifico, un film, un brano musicale, sono manifestazioni di una idea o di un sentimento, o di un insieme di idee e sentimenti, che avvengono per mezzo di segni[…](da “La realtà è fatta di segni che vanno interpretati” di Francesco Lamendola blog San Michele Arcangelo)<<…Perché il grande pericolo è tenere le cose fuori dalla testa?…Il realismo filosofico, ovvero la convinzione secondo cui la veritа debba essere attinta dall’essere, cioè dalle cose, è profondamente odiato dal pensiero moderno. Il motivo è molto semplice, perchè con esso non può essere giustificato alcun antropocentrismo radicale. L’uomo non può credersi autosufficiente partendo dalla convinzione che la veritа sia nelle cose e non nell’immaginazione. La realtа inevitabilmente riconduce l’uomo alla constatazione del proprio limite…(da “Perché il grande pericolo è tenere le cose fuori dalla testa?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri)>>
[…]sappiamo che è possibile creare delle illusioni ottiche con mezzi artificiali (e talvolta anche in seguito a fenomeni naturali); che si può creare, ad esempio, un ologramma, cioè l’immagine fantastica di un qualsiasi oggetto, talmente precisa e realistica da poter ingannare qualunque osservatore che sia ignaro del trucco[…]
[…]QUESTO È L’ASPETTO INQUIETANTE DELL’UNIVERSO DEI SEGNI: che un segno è riproducibile, dunque è falsificabile, MENTRE LE COSE, IN SE STESSE, NON LO SONO; e siccome noi percepiamo non le cose, ma i segni, SIAMO SOGGETTI ALLA POSSIBILITÀ DELLA CONTRAFFAZIONE E DELL’INGANNO.QUALCUNO PUÒ MANIPOLARE LA NOSTRA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.Qualcuno può manipolare la nostra percezione della realtà, quindi può manipolare tutto l’insieme del nostro pensiero: in altre parole, può renderci dei burattini nelle sue mani, senza che noi ce ne rendiamo minimamente conto[…](da “La realtà è fatta di segni che vanno interpretati” di Francesco Lamendola blog San Michele Arcangelo)”[…]Citiamo dal «Dizionario di Filosofia» di Nicola Abbagnano (terza edizione a cura di G. Fornero, Torino, UTET, 2001, pp. 402-403:
«Essenza: s’intende con questo termine ogni risposta alla domanda: "che cosa?". Per es., nelle seguenti espressioni: "Chi fu Socrate? Un filosofo", "Che cosa è lo zucchero? Una cosa bianca e dolce", "Che cosa è l’uomo? Un animale razionale”…Qualcuna di queste risposte si limita semplicemente a indicare una qualità dell’oggetto (ad es., quella di essere bianca e dolce) o un carattere (come quello di essere filosofo) che l’oggetto potrebbe anche non avere. Qualche altro, p. es. quella che afferma che L’UOMO È UN ANIMALE RAZIONALE, SEMBRA INDICARE QUALCOSA DI PIÙ: cioè un carattere che qualsiasi cosa detta "uomo" non può non possedere e che perciò è un carattere NECESSARIO dell’oggetto definito. In quest’ultimo caso la risposta alla domanda: "Che cosa?" ha enunciato non semplicemente l’Essenza della cosa stessa ma L’ESSENZA NECESSARIA DELLA COSA STESSA o la sua SOSTANZA; e si può assumere appunto come definizione di questa. Si deve quindi distinguere: 1°, L’ESSENZA DI UNA COSA, che è qualsiasi risposta si possa dare alla domanda: "Che cosa; 2°, L’ESSENZA NECESSARIA o SOSTANZA che è quella risposta (alla stessa domanda), che enuncia CIÒ CHE LA COSA NON PUÒ NON ESSERE ed è il PERCHÉ della cosa stessa: come quando si dice che l’uomo è un animale ragionevole e s’intende dire che l’uomo è uomo perché è ragionevole”[…](da “Che cos’è l’essenza necessaria o sostanza della vita?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica « et Ratio»)
[…]La presenza dell’uomo all’essere, ovvero la fiducia e la capacità dell’uomo di conoscere la realtà, di dare un fondamento oggettivo alla sua idea del mondo, è sempre stata viva nella filosofia greca e poi nella filosofia cristiana…Nessuno si è mai spinto A NEGARE CHE ESISTANO LE COSE E MENO ANCORA CHE ESISTA UNA MENTE UNITARIA CHE LE PERCEPISCE, LE GIUDICA E LE ORGANIZZA”…In Teologia Spirituale si fa un’utile distinzione tra mente, ragione superiore e ragione inferiore.La mente è la parte più spirituale ed elevata che è immune dai turbamenti del mondo sensibile: nelle prove più dolorose rimane sempre immobile e tranquilla, come se giа si trovasse nell’eternitа…”
Per arrivare a tanto bisogna aspettare la modernità: con Cartesio, secondo il quale noi conosciamo il mondo a partire dal nostro io; a Berkeley, che nega la realtà materiale del mondo esterno e lo riduce alle nostre percezioni visive, uditive, tattili, olfattive, eccetera, cioè a "idee" della nostra mente”…Ma se così fosse, «seguirebbe che affermazioni contraddittorie sarebbero simultaneamente vere, poiché tesi contraddittorie possono apparire vere a più soggetti»…Ogni qual volta appare o si impone una contraddizione vuol dire che la situazione non è stata analizzata fino in fondo e ci si è fermati a mezza strada…questa deve essere abbandonata, perché se si assume la contraddizione allora si può derivare qualsiasi proposizione«che conduce inevitabilmente allo sragionamento radicale…”; e a Hume, che dubita di tutto e anche della mente che farebbe da soggetto all’atto del conoscere. Poi viene Kant, il quale[…](da “La presenza dell’uomo all’essere è un bisogno vitale” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica « et Ratio»)<<[…]Quando un pragmatico affermava che per lui era vero ciò che vedeva (quindi ciò che si può conoscere), Sant’Agostino (354-430) rispondeva che «se così fosse, le pietre che si trovano nelle viscere della terra non sarebbero vere pietre, dal momento che non si vedono». Invece, «la verità oggettiva è prima di essere conosciuta e tale resta anche se mai alcun soggetto pensante la conoscesse o la cercasse»[…](da “La bottiglia e il vino Seconda parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)>>
[…]Ora, la domanda che ci si deve porre è se l’uomo, antropologicamente, psicologicamente, spiritualmente e moralmente, possa vivere in uno stato d’incertezza permanente e di dubbio radicale, cioè su un piano di esistenza caratterizzato da insicurezza, confusione, smarrimento e soprattutto frustrazione del suo naturale bisogno di verità e di chiarezza. Ma se l’uomo fosse capace di vivere immerso in una simile nebbia, in una simile palude, non avrebbe in sé la naturale aspirazione al vero, che porta con sé anche l’aspirazione al bene e al bello. Non possiederebbe una ragione che incessantemente fa domande, cerca risposte, e si affanna e si adopera per trovarle; ma si contenterebbe di vivere così, alla giornata, senza porsi problemi che è incapace di risolvere, e che provocano in lui inquietudine e angoscia.
Il fatto che egli formuli quelle domande e provi quella inquietudine è la migliore dimostrazione del fatto che le risposte esistono e che la sua mente è in grado di afferrarle in misura tale da poter trovare la pace; anche se poi, di fatto, pochissimi vi riescono, perché pochissimi sono disposti a pagare il prezzo del cercare, del vedere e del conoscere. Il prezzo è alto: bisogna abituarsi a una disciplina; rinunciare all’effimero e puntare all’essenziale; vivere l’esperienza costante della solitudine, dell’incomprensione altrui, della sofferenza, e lasciarsi purificare da quest’ultima. Se la sofferenza viene vissuta come una maledizione invece che come una purificazione, non solo è inutile, ma controproducente: inasprisce l’animo, incattivisce la volontà, offusca la ragione[…](da “La presenza dell’uomo all’essere è un bisogno vitale” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)<<[…]La condizione di pace (di a-conflittualità) degli animali (che si lasciano andare interamente al proprio istinto, al soddisfacimento delle proprie pulsioni materiali) applicata all’uomo non sarebbe una condizione istintiva (ma si tratterebbe di una scelta consapevole) in quanto rinuncerebbe alla sua componente spirituale(che è la parte di sé che è causa e fine della sua stessa esistenza…) e contro di essa ne nascerebbe una lotta diversa, una lotta contro l’essenziale di sè stesso, una sorta di autoannientamento…I morsi della fame possono essere sopiti dall’assunzione di cibo, mentre le esigenze spirituali non possono essere soddisfatte da un qualsivoglia ritrovato materiale e pratico, sia esso meccanico sia intellettivo pena lo scadimento a quello stadio assolutamente anomalo che oggi è parecchio diffuso e che si usa chiamare “angoscia esistenziale”[…](da “La banalizzazione degli insegnamenti divini Guerra e pace” blog Inter multiplices UNA VOX)>>