…SULL’ UOMO…IL SILENZIO …LA PAROLA…LA VERITA’…L’INTELLETTO…

Ignorato è il valore del silenzio, cosi prezioso invece per la maturazione spirituale dell’anima…il chiasso e la parola vana turbano l’armonia interiore, e distolgono l’anima da ciò che è veramente essenziale…

[lo stesso”
apparire” si può considerare una sorta di rumore? E ciò che può essere considerato una sorta di rumore è un tratto tipico della banalità, della superficialità di cui l’ “uomo massa” ne potrebbe essere considerato il principale portatore?

La necessità del rumore(di ogni sorta di rumore…ad esempio oltre al “
brusio verbale” anche il “brusio visivo”…)potrebbe nascondere la paura della verità? la paura di guardarla in faccia?La fuga da essa?

Santa Teresa d ‘Avila nel suo diario “il castello interiore” diceva:”
preferirei uno spirito senza la preghiera ad uno spirito che non abbia nemmeno intrapreso il cammino verso la verità

Gustave Thibon scrive:
«Bisogna sostituire alle menzogne che fanno vivere, le verità che fanno morire» che “Sembra un paradosso, in un certo senso lo è, ma è un paradosso profondamente vero…Non c’è veritа più vera (chiediamo scusa del gioco di parole) del fatto che l’uomo debba morire e che questo esito rimane lì, inesorabile, ad interpellarlo continuamente. E’ solo questa consapevolezza che rende l’uomo veramente tale. Altrimenti si entra nell’illusione idolatrica di credere che basti vivacchiare, che basti il finito e il precario per riempiere adeguatamente l’esistenza…

E L’uomo che fugge dalla verità è un uomo che fugge da sè stesso(dalla propria dimora)? E’ un uomo che entra in un circolo vizioso(come un cane che si morde la coda)?

“…il chiasso e la parola vana turbano l’armonia interiore, e distolgono l’anima da ciò che è veramente essenziale…”. E Blaise Pascal così scrive: “
…tutta la infelicitа dell’uomo viene da una sola causa: non sapersene star quieto in una stanza, cioè non saper abitare la propria dimora, non conoscere il senso del proprio io nel mondo.” E un proverbio norvegese ancora dice: “Quando sei solo con te stesso, non puoi mentire…

E se fugge dalla verità(dalla propria dimora) ha bisogno di lasciare aperte delle possibilità di fuga.

Quindi un mondo dove
tutto è possibile…in cui non c’è nemmeno menzogna”perchè la menzogna preciserebbe e fisserebbe troppo la cosa il che ostacolerebbe la fuga…”?…Senza un fine preciso…o il fine diventa un qualsivoglia interesse/desiderio… personale o una qualsivoglia “propria verità” ?

Max Picard scrive:“
non c’è nemmeno verità perchè tutto è pieno di possibilità, e pertanto ambiguo. e quindi non c’è nemmeno menzogna, perchè la menzogna preciserebbe e fisserebbe troppo la cosa il che ostacolerebbe la fuga. Bensì solo possibilita’ dalla quale (a seconda dei casi) viene tratta fuori qualche cosa che ora assomiglia alla verita’ , ora alla menzogna. e’ il mondo dove tutto è possibile e non si sente il bisogno di credere in Dio. Dio è ridotto al grado di una qualsiasi possibilita’ il che è ancor meno che essere una impossibilita…]…

“…l’uomo ha bisogno di molte parole per esprimersi; e quando egli abusa di questo mezzo di espressione, che è un dono di Dio, le sue parole diventano vane, contraddittorie; disturbano, generano il disordine, spezzano l’armonia tra gli uomini e dentro l’uomo stesso…”

[“
…Certamente ci sono momenti e situazioni in cui si ha l’obbligo di parlare. Guai a far silenzio per codardia! Guai a non difendere i diritti della Veritа!...”ma… perchè ne abusa?

Forse perchè o (anche perchè) comincia ad insinuarsi
un certo bearsi…una certa vanagloria…?”…Sant’Evagrio Pontico costata che “l’orgoglio spirituale arriva solo dopo la distruzione dei difetti più appariscenti” (Riflessioni, 57). E san Massimo il Confessore insegna: “Se tu vinci le passioni più grossolane, fa attenzione alla vanagloria spirituale che sùbito ti assalirà” (Centurie sulla Carità, III, 59)…

O (magari anche) perchè cominciano ad entrare dosi eccessive(o anche minime?) di un suo personale sfogo liberatorio…?

Oppure la parola stessa(e quindi la frase, eccetera…) è usata per secondi fini…o per alterare una verità…?]

“…le parole umane sono frammentarie, imperfette; ognuna di esse coglie una particella minima della
realtà, senza penetrarne l’essenza più profonda…”

Per penetrare l’essenza più profonda di una
realtà…(come anche per “…la più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’uomo…l’atto libero…”) è essenziale l’azione congiunta di intelletto e silenzio?

intelletto dal latino “intus-legit“, che vuol dire “leggere dentro…L’intelletto può essere:
sottile: quando scopre senza sforzo vari aspetti di un’idea
profondo: quando sa scomporre fin nei particolari un’idea
solido: quando sa concatenare i suoi ragionamenti fino ad arrivare ad un principio inequivocabile

previdente: quando sa far tesoro per il futuro dei suoi ragionamenti…


L’ abuso della parola può togliere forza ed energia alla volontà ma anche allo stesso intelletto? E quindi (anche) al compimento del processo che porti ad un
vero atto libero?”]

“…Le più potenti realtà sono davvero le più silenziose! La parola non può esprimerle adeguatamente. Così è della vita interiore, realtà profonda che fa di ogni uomo un mondo ricco di energie, aperto a Dio e al prossimo, ma non disperso nella vana esteriorità. La vita interiore non matura nel chiasso, nello sfavillio di azioni appariscenti, ma in un lento e nascosto operare in cui la conoscenza si nutre di silenziosa meditazione, e l’amore si approfondisce nel sacrificio e nell’abnegazione. Allora ogni cosa è vista nel suo vero valore, si rifà l’ordine in se stessi, e il mondo non esercita più la sua pressione deformando la nostra visione. Iddio parla, e il cuore è toccato dal timore. Comincia allora ad albeggiare nell’uomo la vita nuova, il giorno di Dio…

…misterioso silenzio!… fai sentire spesso il tuo richiamo come una nostalgia di pace e di ordine, e ci attiri a pause di riposo nella tua atmosfera chiarificatrice, per insegnarci ad operare senza strepito, a soffrire senza lamenti, ad ascoltare senza distrarsi, a contemplare senza fretta, ad attingere la vita dalle sorgenti più profonde con perseveranza e con
pazienza…”

[ il rapporto tra silenzio e pazienza potrebbe richiamare un passaggio di
una poesia di san Giovanni della Croce che dice “…Il Silenzio è pazienza: quando soffri senza lamentarti quando non cerchi consolazioni fuori di Dio quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli…”]

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Stralci da:

1)
“Il silenzio. Una perla sconosciuta” di p. Marciano M. Ciccarelli blog San Michele Arcangelo

2) Lectio magistralis sul tema della verità con Francesco Lamendola

3) Perché l’ eternità deve essere la “fidanzata” del Tempo? Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

4) “Perché chi non sa trovare la quiete nella propria stanza, non può abitare il mondo?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

5) “Perché senza l’amore per il proprio “limite”, l’uomo diventa una “bugia” a se stesso? blog Il Cammino dei Tre Sentieri

6) “Fuggire da Dio. Max Picard, un autore per il nostro tempo con Mauro Stenico e Antonio Bianco

7) “La bellezza del silenzio. Leggi questa bella poesia di san Giovanni della Croce” blog Il Cammino dei Tre Sentieri

8) “La natura dell’amor proprio” di don Curzio Nitoglia blog Inter multiplices UNA VOX

9) Qual é la differenza tra intelletto, ragione e mente? Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

10) [TOMISMO] L’atto libero blog di Radio Spada

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Ignorato è il valore del silenzio, cosi prezioso invece per la maturazione spirituale dell’anima. Esso non è un vuoto, un’assenza, come potrebbe sembrare, bensi una “pienezza” che permette di attingere la vita dalle sorgenti più profonde.

Nazareth è la casa del raccoglimento e del silenzio: e in essa matura la più grande, la più radicale rivoluzione che si sia operata nell’umanità. Raccoglimento è il contrario di dispersione, di dissipazione: è il concentrare tutte le potenze e le energie in un punto solo, nel punto centrale del proprio essere, con ordine, con equilibrio interiore; è l’essere presenti a se stessi e a Dio, e il raccoglimento esige il silenzio, perché IL CHIASSO E LA PAROLA VANA turbano l’armonia interiore, e distolgono l’anima da ciò che è veramente essenziale[…](da “Il silenzio. Una perla sconosciuta” di p. Marciano M. Ciccarelli blog San Michele Arcangelo)

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[lo stesso”apparire” si può considerare una sorta di rumore? E ciò che può essere considerato una sorta di rumore è un tratto tipico della banalità, della superficialità di cui l’ “uomo massa” ne potrebbe essere considerato il principale portatore?

La necessità del rumore(di ogni sorta di rumore…ad esempio oltre al “
brusio verbale” anche il “brusio visivo”…)potrebbe nascondere la paura della verità? la paura di guardarla in faccia?La fuga da essa?

Santa Teresa d ‘Avila nel suo diario “il castello interiore” diceva:”
preferirei uno spirito senza la preghiera ad uno spirito che non abbia nemmeno intrapreso il cammino verso la verità

Gustave Thibon scrive:
«Bisogna sostituire alle menzogne che fanno vivere, le verità che fanno morire» che “Sembra un paradosso, in un certo senso lo è, ma è un paradosso profondamente vero…Non c’è veritа più vera (chiediamo scusa del gioco di parole) del fatto che l’uomo debba morire e che questo esito rimane lì, inesorabile, ad interpellarlo continuamente. E’ solo questa consapevolezza che rende l’uomo veramente tale. Altrimenti si entra nell’illusione idolatrica di credere che basti vivacchiare, che basti il finito e il precario per riempiere adeguatamente l’esistenza…

E L’uomo che fugge dalla verità è un uomo che fugge da sè stesso(dalla propria dimora)? E’ un uomo che entra in un circolo vizioso(come un cane che si morde la coda)?

“…il chiasso e la parola vana turbano l’armonia interiore, e distolgono l’anima da ciò che è veramente essenziale…”. E Blaise Pascal così scrive: “
…tutta la infelicitа dell’uomo viene da una sola causa: non sapersene star quieto in una stanza, cioè non saper abitare la propria dimora, non conoscere il senso del proprio io nel mondo.” E un proverbio norvegese dice: “Quando sei solo con te stesso, non puoi mentire…

E se fugge dalla verità(dalla propria dimora) (dalla propria dimora) ha bisogno di lasciare aperte delle possibilità di fuga.

Quindi un mondo dove
tutto è possibile…in cui non c’è nemmeno menzogna”perchè la menzogna preciserebbe e fisserebbe troppo la cosa il che ostacolerebbe la fuga…”?…Senza un fine preciso…o il fine diventa un qualsivoglia interesse/desiderio… personale o una qualsivoglia “propria verità” ?

Max Picard scrive:“
non c’è nemmeno verità perchè tutto è pieno di possibilità, e pertanto ambiguo. e quindi non c’è nemmeno menzogna, perchè la menzogna preciserebbe e fisserebbe troppo la cosa il che ostacolerebbe la fuga. Bensì solo possibilita’ dalla quale (a seconda dei casi) viene tratta fuori qualche cosa che ora assomiglia alla verita’ , ora alla menzogna. e’ il mondo dove tutto è possibile e non si sente il bisogno di credere in Dio. Dio è ridotto al grado di una qualsiasi possibilita’ il che è ancor meno che essere una impossibilita…]

IL SILENZIO È PROPRIO DEI PERIODI DI ATTESA. Dio chiama quando vuole: «È bene aspettare in silenzio il soccorso di Dio» (Lam 3,26), la nostra ora, che è la sua ora. L’uomo, sempre impaziente, non sa né attendere né essere pronto quando giunge l’ora: egli parte troppo presto o troppo tardi. Ma L’ANIMA CHE HA UNA DISCIPLINA INTERIORE SA ASPETTARE IL MOMENTO FISSATO DA DIO, L’ISTANTE PRECISO E OPPORTUNO (cf 2Cor 6,2).

ANCHE LA NATURA OPERA I SUOI MISTERI NEL SILENZIO E NEL NASCONDIMENTO: la pianticella di grano matura celata nel silenzio invernale, la notte prepara nei suoi lunghi silenzi gli splendori delle albe e dei meriggi ferventi di vita. MA IN MODO PIÙ ALTO E SUBLIME POSSIAMO DIRE CHE IL SILENZIO È PROPRIO DEI MISTERI DIVINI.

LE PAROLE UMANE SONO FRAMMENTARIE, IMPERFETTE; OGNUNA DI ESSE COGLIE UNA PARTICELLA MINIMA DELLA REALTÀ, SENZA PENETRARNE L’ESSENZA PIÙ PROFONDA. L’UOMO HA BISOGNO DI MOLTE PAROLE PER ESPRIMERSI; E QUANDO EGLI ABUSA DI QUESTO MEZZO DI ESPRESSIONE, CHE È UN DONO DI DIO, LE SUE PAROLE DIVENTANO VANE, CONTRADDITTORIE; DISTURBANO, GENERANO IL DISORDINE, SPEZZANO L’ARMONIA TRA GLI UOMINI E DENTRO L’UOMO STESSO[…]
(da “Il silenzio. Una perla sconosciuta” di p. Marciano M. Ciccarelli blog San Michele Arcangelo)

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[“…Certamente ci sono momenti e situazioni in cui si ha l’obbligo di parlare. Guai a far silenzio per codardia! Guai a non difendere i diritti della Veritа!...”ma “…quando egli abusa di questo mezzo di espressione, che è un dono di Dio, le sue parole diventano vane, contraddittorie; disturbano, generano il disordine, spezzano l’armonia tra gli uomini e dentro l’uomo stesso…”

Perchè ne abusa?


Forse perchè o (anche perchè) comincia ad insinuarsi un certo bearsi…una certa vanagloria…?”…Sant’Evagrio Pontico costata che “l’orgoglio spirituale arriva solo dopo la distruzione dei difetti più appariscenti” (Riflessioni, 57). E san Massimo il Confessore insegna: “Se tu vinci le passioni più grossolane, fa attenzione alla vanagloria spirituale che sùbito ti assalirà” (Centurie sulla Carità, III, 59)…

O (magari anche) perchè cominciano ad entrare dosi eccessive(o anche minime?) di un suo personale sfogo liberatorio…?

Oppure la parola stessa(e quindi la frase, eccetera…) è usata per secondi fini…o per alterare una verità…?]


“…le parole umane sono frammentarie, imperfette; ognuna di esse coglie una particella minima della realtà, senza penetrarne l’essenza più profonda…”

Per penetrare l’essenza più profonda di una
realtà…(come anche per “…la più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’uomo…l’atto libero…
”) è essenziale l’azione congiunta di intelletto e silenzio?

intelletto
dal latino “intus-legit“, che vuol dire “leggere dentro…L’intelletto può essere:
sottile: quando scopre senza sforzo vari aspetti di un’idea
profondo: quando sa scomporre fin nei particolari un’idea
solido: quando sa concatenare i suoi ragionamenti fino ad arrivare ad un principio inequivocabile

previdente: quando sa far tesoro per il futuro dei suoi ragionamenti…


L’ abuso della parola può togliere forza ed energia alla volontà ma anche allo stesso intelletto? E quindi (anche) al compimento del processo che porti ad un
vero atto libero?

…L’azione della volontà nella deliberazione e nella scelta finale dell’azione da compiere può essere dunque più o meno fortemente condizionata da tutte queste componenti…Per questo, per rendere possibile un’autentica deliberazione, è fondamentale il concorso dell’operazione dell’intelletto, perché la deliberazione divenga una vera e propria “liberazione da” questi condizionamenti nella valutazione dell’oggetto e/o dell’azione da compiere rispetto a questo oggetto, affinché la scelta dell’oggetto o dell’azione da compiere rispetto a questo oggetto divenga atto davvero umano»]

[…]Gesù ama il silenzio e il raccoglimento, la preghiera notturna sui monti; conduce i suoi «in luogo solitario» (Mc 6,31), vuole che «non si dica a nessuno» (Mt 8,4) i prodigi che va operando. E quando è condotto alla morte, torturato, insultato, crocifisso «non fa un lamento, non apre bocca» (Is 53,7)[…]

[…]Le più potenti realtà sono davvero le più silenziose! La parola non può esprimerle adeguatamente. Così è della vita interiore, realtà profonda che fa di ogni uomo un mondo ricco di energie, aperto a Dio e al prossimo, ma non disperso nella vana esteriorità. La vita interiore non matura nel chiasso, nello sfavillio di azioni appariscenti, ma in un lento e nascosto operare in cui la conoscenza si nutre di silenziosa meditazione, e l’amore si approfondisce nel sacrificio e nell’abnegazione. Allora ogni cosa è vista nel suo vero valore, si rifà l’ordine in se stessi, e il mondo non esercita più la sua pressione deformando la nostra visione. Iddio parla, e il cuore è toccato dal timore. Comincia allora ad albeggiare nell’uomo la vita nuova, il giorno di Dio[…]

[…]Misterioso silenzio! Fosti tu a preparare la Redenzione a Nazareth e nel Getsemani: tu a chiama re gli anacoreti nei deserti, a chiudere gli eremiti nelle celle, a invitare i santi alla solitudine e a comunicare loro il mistero della vita vera. Sei ancora tu che a noi, uomini di un’età distratta, affannosa, perturbata da un’agitazione che non dà requie, FAI SENTIRE SPESSO IL TUO RICHIAMO COME UNA NOSTALGIA DI PACE E DI ORDINE, e ci attiri a pause di riposo nella tua atmosfera chiarificatrice, PER INSEGNARCI AD OPERARE SENZA STREPITO, A SOFFRIRE SENZA LAMENTI, AD ASCOLTARE SENZA DISTRARSI, A CONTEMPLARE SENZA FRETTA, AD ATTINGERE LA VITA DALLE SORGENTI PIÙ PROFONDE CON PERSEVERANZA E CON PAZIENZA[…](da “Il silenzio. Una perla sconosciuta” di p. Marciano M. Ciccarelli blog San Michele Arcangelo)

POSTILLA AGGIUNTIVA

[ il rapporto tra silenzio e pazienza potrebbe richiamare un passaggio di una poesia di san Giovanni della Croce che dice “…Il Silenzio è pazienza: quando soffri senza lamentarti quando non cerchi consolazioni fuori di Dio quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli…”]
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Christian B.

Semplicemente sublime, un vero e proprio insieme di nozioni e testi che elvano l'anima. Un lavoro bellissimo, davvero utile e ben strutturato.
Grazie per il suoi post, mi sono davvero utili, anche all'anima. Che Dio la benedica.