Gian Federico Alex

…SUL CONFLITTO/DRAMMA INTERNO ALL’ UOMO…BENE…MALE…VERITA’…AMORE…GRAZIA…“…io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio…”(San Paolo)…

…Se la modernità ha portato all’esasperazione il conflitto fra l’uomo interiore e l’uomo esteriore, fra l’uomo spirituale e l’uomo carnale, bisogna riconoscere che tale conflitto non nasce affatto con la modernità, sebbene questa abbia contribuito potentemente a renderlo palese e a stimolare la riflessione sul suo mistero. la verità è che tale conflitto appartiene alla natura umana: più precisamente, alla natura umana decaduta in seguito al peccato originale

…il dramma della ragione che si trova di fronte allo scacco: essa vede la Verità e vorrebbe appigliarvisi, ma incontra un’opposizione quasi inspiegabile, che sale dall’interno della coscienzanel fondo oscuro della coscienza, l’esperienza della labilità e precarietà delle cose provoca una reazione di sdegno e di ribellione…

POSTILLA AGGIUNTIVA

[…il mito della biga alata di Platone specchio del dramma interno dell’ uomo. Nell’ antropologia classica “L’IRASCIBILE (il cavallo bianco) e il CONCUPISCIBILE (il cavallo nero)…Ma le REDINI DEI DUE CAVALLI (e quindi la guida di tutta la biga) la tiene l’AURIGA, che RAPPRESENTA la RAGIONE“ . In quella moderna “La ragione è spodestata, detronizzata, focomelizzata…E chi guida l’uomo al posto dell’auriga-ragione? I cavalli, cioè le passioni. Va’ dove ti porta il cuore (non la ragione), soddisfa la tua sete (cioè i tuoi appetiti)…”.

All’ inflazionato
slogan “Va’ dove ti porta il cuore” l’antropologia classica risponde dicendo che al cuore si comanda…la ragione deve guidare le passioni…c’è il momento della deliberazione… nella più complessa delle operazioni vitali umane, l’atto libero

E a proposito di slogan: gli slogan “come anche il cosiddetto
politicamente corretto…” sono sempre una scorciatoia per evitare “o far evitare” lo sforzo di entrare in profondità alle cose, “la profondità è connaturata in un vero pensiero…” e quindi favorire la classificazione? ]…

Scrive san Paolo nella Lettera ai Romani (7,14-25):

14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. 15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, 23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? 25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato

POSTILLA AGGIUNTIVA

[solo questo passaggio di San Paolo “... io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio…nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra…”,

come anche quest’ altro che Gesù rivolge ai suoi discepoli“
…Voi siete nel mondo , ma non siete del mondo…,

ma anche gli stessi…santi capirono che la religione emotiva è una trappola, perché sposta il fondamento della fede dalla verità di Dio al proprio clima psicologico…

potrebbero già(…) metterci in guardia dal pericolo della rivoluzione antropocentrica del modernismo (”l’uomo, il nuovo perno e criterio di ogni cosa…si innalza l’uomo come Assoluto e di conseguenza si relativizza tutto il resto…tralasciare una parte della Verità per assolutizzarne un’altra…”) istituzionalizzata dal concilio vaticano II?]…

Il dogma, per il modernista, diventa poesia simbolica, metafora del sentimento interiore, soggetto a cambiamento con l’evoluzione dei sentimenti stessi…Non è un caso che il modernismo sia essenzialmente protestantesimo rivestito di vocabolario cattolico. Lo stesso san Pio X disse che il modernista “percorre la via del protestantesimo…”]…

…Scrive Michele Federico Sciacca (1908-1975): “La filosofia non asciuga lacrime nè dispensa sorrisi, ma dice la sua parola sulla ‘veritа’ delle lacrime e dei sorrisi.”…

…l’uomo senza la grazia, dunque, è costretto a vagare come in un mezzo ad una folla di fantasmi: scambia le apparenze per realtà, confonde il transitorio per ciò che è permanente. non è vero che la cosa più importante è l’amore: la cosa più importante è la verità. chi ama senza la luce della verità che viene dalla grazia, ama da folle, in maniera dissennata; e quando l’oggetto del suo amore dilegua, impazzisce e non sa darsi pace…

Gli uomini moderni dicono di non voler complessi, né ricatti, né sensi di colpa; dicono di trovarsi belli e bravi così come sono; ritengono che non ci sia nulla che non vada in loro, che i loro istinti siano fondamentalmente buoni, e che la loro ragione, comunque, sia più che sufficiente a disciplinarli e controllarli. Agli uomini moderni non piace sentir ricordare il limite antropologico, che è un limite ontologico: ritengono che ciò equivalga a un voler sminuire, a un voler rimpicciolire la dimensione umana, e a un voler denigrare la piena e felice realizzazione di sé che ciascuno, legittimamente, persegue…

…chi ama da pazzo, in maniera carnale, è ancora dominato dal proprio ego. è schiavo di esso: in fondo, è se stesso che ama, o meglio ama il piacere che quell’amore gli procura.Chi ama in senso spirituale, ama secondo verità, perché non cerca il proprio piacere egoistico, ma il bene: e il bene è bene sempre e per tutti, non è bene per qualcuno e non bene, o perfino male, per qualcun altro. dove ci sono la brama di possesso e la gelosia,lì c’è la tirannia dell’ego: e se l’ego è tiranno, allora la persona è schiava di se stessa, della propria natura carnale. la natura carnale è la natura spogliata della grazia…

noi dobbiamo pensare sempre all’ amore come un esperienza che coinvolge tre gradi (almeno nell’ amore coniugale tra uomo e donna). poi ovviamente nella vita consacrata (che è un altra forma di amore superiore) non ci sono questi tre gradi che sono: eros, philia e agape…

…Il grado massimo noi lo sperimentiamo con “agape”, che è l’amore spirituale, basato sulla
virtù, ed è universale(quindi c’è reciprocità, ma non necessariamente, perchè io posso manifestare questo amore anche se non sono ricambiato. e qui’ abbiamo l’essenza dell’ amore spirituale. perche’ finalizzata al bene dell’ altro questa relazione).quindi abbiamo a questo punto la dimensione del dono di se’…la realizzazione(cioè) dell’ amore cristiano vero e proprio, quello che san Tommaso definisce un atto della volonta’ ordinato al bene soprannaturale(questa è la vera definizione di amore, perchè (ovviamente) il fine è soprannaturale, tutti gli altri sono prossimi…)…

l’ amore-passione è amore narcisistico
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Stralci da:

1)
“La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX

2) “Qual é la differenza tra intelletto, ragione e mente?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

3) Il desiderio di felicità: l’immagine dell’infermo di Giovanni Fighera blog La Nuova Bussola Quotidiana

4) “Il mito della biga alata con Roberto Marchesini”

5) “Possiamo servirci anche di Platone per lottare contro la “dittatura del desiderio” dei nostri giorni?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

6) “il culto dell’ uomo” di Alessandro Elia blog di Radio Spada

7) “La città di Satana affronta la città di Dio: vero e falso messianismo” con don Gabriele d'Avino

8) “L’emozione al posto del dogma…” blog San Michele Arcangelo

9) “Che cos’è la grazia?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»

10) “Perché la vera filosofia è nostalgia del divino?” blog Il Cammino dei Tre Sentieri

11) “Dalla gnosi all'amore-passione” con Vincenzo Gubitosi blog FSSPX”

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[…]E non basta. Se la modernità ha portato all’esasperazione il conflitto fra l’uomo interiore e l’uomo esteriore, fra L’UOMO SPIRITUALE E L’UOMO CARNALE, bisogna riconoscere che tale conflitto non nasce affatto con la modernità, sebbene questa abbia contribuito potentemente a renderlo palese e a stimolare la riflessione sul suo mistero.

LA VERITÀ È CHE TALE CONFLITTO APPARTIENE ALLA NATURA UMANA: PIÙ PRECISAMENTE, ALLA NATURA UMANA DECADUTA IN SEGUITO AL PECCATO ORIGINALE[…]

[…]Ma il dramma della caduta non è solo il dramma della fragilità umana di fronte alla coscienza morale. Accanto ad esso, c’è anche IL DRAMMA DELLA RAGIONE CHE SI TROVA DI FRONTE ALLO SCACCO: ESSA VEDE LA VERITÀ E VORREBBE APPIGLIARVISI, MA INCONTRA UN’OPPOSIZIONE QUASI INSPIEGABILE, CHE SALE DALL’INTERNO DELLA COSCIENZA[…]( da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)<<[…]In Teologia Spirituale si fa un’utile distinzione tra mente, ragione superiore e ragione inferiore.

La mente è la parte più spirituale ed elevata che è immune dai turbamenti del mondo sensibile: nelle prove più dolorose rimane sempre immobile e tranquilla, come se giа si trovasse nell’eternitа.

La ragione superiore ricava le sue conclusioni dai principi dell’intelletto, rimanendo immune dall’influenza delle passioni.

La ragione inferiore giudica, invece, attraverso le esperienze dei sensi e dell’influsso delle passioni, e così, inevitabilmente, tende verso ciò che è più utile e dilettevole.
(da “Qual é la differenza tra intelletto, ragione e mente?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri)>>

[…]Da un lato, l’esperienza e la riflessione mostrano all’uomo che tutte le cose di quaggiù, tutte le cose belle e amabili, tutto ciò che lo attrae e lo rende felice, è transitorio: non c’è nulla che duri oltre un certo tempo, tutto si consuma e tutto scivola via, come se fosse stato solamente un sogno o un incantesimo. Questo SOSPINGE LA RAGIONE A CERCARE ALTROVE CIÒ CHE LA POSSA APPAGARE, QUALCOSA CHE NON SIA CONSUMATO DAL TEMPO E NON ABBIA CARATTERE EFFIMERO, MA NECESSARIO: e questo qualcosa non può consistere CHE NELL’ESSERE( da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)<<[…]L’uomo percepisce sempre un’insoddisfazione che è come un pungolo, anche quando raggiunge l’obiettivo tanto agognato.

Per descrivere la condizione esistenziale dell’uomo, Manzoni si avvale dell’immagine dell’infermo, già presente in Dante e ora utilizzata contemporaneamente anche da Leopardi.

[…] La vita (scrive il narratore) è paragonabile alla situazione di un infermo che si trova in un letto. E continua a rigirarsi e pensa che il letto altrui sia più comodo del proprio. E fa di tutto per cambiare letto (cioè per cambiare situazione esistenziale) convinto che nella nuova situazione potrà trovare quella felicità piena che nella situazione presente non riesce a sperimentare.

Quando l’infermo riesce a trovare questo secondo letto però trova delle lische, dei bernoccoli. Anche lì ci sono delle situazioni fastidiose(anzi più fastidiose che nel primo letto)[…]
(Il desiderio di felicità: l’immagine dell’infermo di Giovanni Fighera blog La Nuova Bussola Quotidiana)>>

[…]Dall’altro lato, NEL FONDO OSCURO DELLA COSCIENZA, L’ESPERIENZA DELLA LABILITÀ E PRECARIETÀ DELLE COSE PROVOCA UNA REAZIONE DI SDEGNO E DI RIBELLIONE: come si permettono le cose di consumarsi e di svanire; come osa il tempo strapparci via i momenti più dolci; che razza di beffa è questa realtà ove tutto ci viene mostrato come godibile, e poi tutto ci si disperde fra le mani non appena lo stringiamo, COME LA SABBIA CHE SCIVOLA FRA LE DITA?

E questa rabbia impotente, questa brama di rivincita spingono inconsciamente molte persone A VOLTAR LE SPALLE ALLA VERITÀ E ALLA GIUSTIZIA, A NON FARE QUELLO CHE È VERO E GIUSTO, MA QUELLO CHE È FALSO E INGIUSTO, QUASI PER UNA RIPICCA CONTRO DIO. È come se un’altra persona, annidata nel fondo di ciascuno di noi, digrignando i denti sibilasse: NON SERVIAM
( da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)

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[…il mito della biga alata di Platone specchio del dramma interno dell’ uomo. Nell’ antropologia classica “L’IRASCIBILE (il cavallo bianco) e il CONCUPISCIBILE (il cavallo nero)…Ma le REDINI DEI DUE CAVALLI (e quindi la guida di tutta la biga) la tiene l’AURIGA, che RAPPRESENTA la RAGIONE“ . In quella moderna “La ragione è spodestata, detronizzata, focomelizzata…E chi guida l’uomo al posto dell’auriga-ragione? I cavalli, cioè le passioni. Va’ dove ti porta il cuore (non la ragione), soddisfa la tua sete (cioè i tuoi appetiti)…”.

All’ inflazionato
slogan “Va’ dove ti porta il cuore” l’antropologia classica risponde dicendo che al cuore si comanda…la ragione deve guidare le passioni…c’è il momento della deliberazione… nella più complessa delle operazioni vitali umane, l’atto libero

E a proposito di slogan: gli slogan “come anche il cosiddetto
politicamente corretto…” sono sempre una scorciatoia per evitare “o far evitare” lo sforzo di entrare in profondità alle cose, “la profondità è connaturata in un vero pensiero…” e quindi favorire la classificazione? ]…

Scrive san Paolo nella Lettera ai Romani (7,14-25):

14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. 15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, 23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? 25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato( da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)

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[solo questo passaggio di San Paolo “... io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio…nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra…”,

come anche quest’ altro che Gesù rivolge ai suoi discepoli“
…Voi siete nel mondo , ma non siete del mondo…,

ma anche gli stessi…santi capirono che la religione emotiva è una trappola, perché sposta il fondamento della fede dalla verità di Dio al proprio clima psicologico…

potrebbero già(…) metterci in guardia dal pericolo della rivoluzione antropocentrica del modernismo (”l’uomo, il nuovo perno e criterio di ogni cosa…si innalza l’uomo come Assoluto e di conseguenza si relativizza tutto il resto…tralasciare una parte della Verità per assolutizzarne un’altra…”) istituzionalizzata dal concilio vaticano II?]

[…]La legge spirituale ci mostra ciò che è gradito a Dio, mentre il richiamo della carne ci seduce offrendoci ciò che soddisfa i desideri carnali: SUPERBIA, LUSSURIA, CUPIDIGIA.

Ciascuno di noi è il teatro vivente di un dramma cosmico: IL CIELO E L’INFERNO LOTTANO IN INTERIORE HOMINE, E LA POSTA IN GIOCO È IL NOSTRO DESTINO ETERNO.

Con buona pace non solo di Pelagio, ma di tutti i filosofi moderni che affermano la bontà originaria dell’uomo, e, peggio ancora, di tutti quei teologi contemporanei secondo i quali l’uomo è talmente forte e talmente maturo da potersi regolare nella vita etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, la verità è che noi siamo prigionieri di un corpo di morte, che ci trascina verso la morte[…]

[…]Questo è anche il dramma della filosofia moderna: ESSA RIFIUTA L’ESSERE E LA STESSA NOZIONE DI VERITÀ, inseguendo le chimere dell’apparire e della fugacità, più o meno elegantemente confezionate sotto espressioni altisonanti come pensiero debole o filosofia dell’esistenza.

Tutte chiacchiere! IL PENSIERO, PER ESSERE TALE, DEVE ESSERE SOLIDO, NON DEBOLE: ED È SOLIDO SOLO SE È SALDAMENTE AGGANCIATO AL REALE, VALE A DIRE ALLA COSA IN SÉ E NON AI FENOMENI. E la filosofia, se è vera filosofia, NON CORTEGGIA L’ESISTENZA, MA LE DETTA LE REGOLE: non si muove all’interno delle cose mutevoli, ma S’INNALZA COME UN’AQUILA CHE VEDE OGNI COSA E AL TEMPO STESSO COGLIE PERFETTAMENTE LA RELAZIONE ESISTENTE FRA LE PARTI ED IL TUTTO
<<…Scrive Michele Federico Sciacca (1908-1975): “La filosofia non asciuga lacrime nè dispensa sorrisi, ma dice la sua parola sulla ‘veritа’ delle lacrime e dei sorrisi.”…>>

Ma l’uomo, chiederà qualcuno, giunti a questo punto, è in grado di fare una cosa simile: d’innalzarsi a una tale altezza e giungere alla COSA IN SÉ, tralasciando i fenomeni ingannevoli? Ebbene sì, è possibile: ma a due condizioni.

La prima è che egli usi correttamente IL DONO DELLA RAGIONE NATURALE, che lo guida infallibilmente a riconoscere ciò che è transitorio e ciò che, invece, è permanente: perché tale dono gli è stato dato NON PER AGGRAVARE LA SUA ANGOSCIA, MOSTRANDOGLI CHE È PRESO IN TRAPPOLA, IN UNA SITUAZIONE SENZA USCITA (Leopardi, Schopenhauer, Eduard von Hartmann, Heidegger, Sartre), MA PER MOSTRARGLI LA VIA CHE CONDUCE ALLA LIBERTÀ.

La seconda è che possieda ABBASTANZA UMILTÀ da rendersi conto che la ragione non può svelargli tutta la verità, ma solo una parte di essa; e che per spingersi più innanzi sulla via del conoscere deve APRIRSI AL MISTERO DELLA RIVELAZIONE, mistero che si è messo alla sua portata mediante l’Incarnazione del Verbo. A queste due condizioni l’uomo può trionfare di tutti i suoi dubbi e del senso di disperazione che lo assale davanti allo spettacolo della finitezza e della contingenza[…]


[…]L’UOMO SENZA LA GRAZIA, dunque, è costretto a vagare come in un mezzo ad una folla di fantasmi: scambia le apparenze per realtà, confonde il transitorio per ciò che è permanente. NON È VERO CHE LA COSA PIÙ IMPORTANTE È L’AMORE: LA COSA PIÙ IMPORTANTE È LA VERITÀ. CHI AMA SENZA LA LUCE DELLA VERITÀ CHE VIENE DALLA GRAZIA, AMA DA FOLLE, IN MANIERA DISSENNATA; E QUANDO L’OGGETTO DEL SUO AMORE DILEGUA, IMPAZZISCE E NON SA DARSI PACE[…] (da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)<<[…]Un cristiano non può neanche immaginare una vita, che non sia illuminata dalla grazia, che in sia la vita di grazia: se lo potesse, allora vorrebbe dire che costui non è più cristiano, ha cessato da un pezzo di esserlo, o forse non lo è mai stato: perché ignorare la grazia equivale a ignorare la via maestra per andare incontro a Cristo e porre la propria vita nella luce sfolgorante della Redenzione. Chi non pensa alla grazia, non desidera la grazia, non chiede a Dio di riceverla — perché non è possibile raggiungerla con le proprie forze — non è cristiano e non ha capito nulla del cristianesimo. Probabilmente è un umanista, con una sottile patina di cristianesimo; ma non è realmente un cristiano, perché o si è cristiani, o si è umanisti; esattamente come o si è cristiani, o si è liberali; o si è cristiani, o si è modernisti; o si è cristiani, o si è uomini del mondo e seguaci della modernità.

La grazia è il ponte gettato da Dio fra noi e Lui, ed è la luce illumina d’infinito la vita degli uomini. Senza di essa, non resta che vita naturale, la vita nella sua dimensione carnale: con i suoi interessi, anche legittimi, ma sempre esposti a tramutarsi in passioni disordinate; con le sue amarezze, che niente e nessuno potranno consolare in maniera adeguata; e con la sua intelligenza, che a fatica riesce a scorgere la linea di confine fra il bene e il male, e la sua volontà, troppo debole e incerta per scegliere sempre il bene e perseguirlo, senza stancarsi e senza lasciarsi confondere, o sedurre da immagini di beni parziali e ingannevoli. Una vita che si svolga costantemente al di fuori della grazia è una vita animalesca, nella quale contano solo gli appetiti terreni, e i cui unici moventi sono l’interesse o il piacere; anche nel migliore dei casi, sarà una vita da pesci d’acque basse, che ignorano del tutto cosa siano gl’immensi spazi oceanici[…]

[…]Scriveva, dunque, M. Pettinati nel libro, destinato ai bambini della Prima Comunione, Sempre con Gesù (Edizioni Paoline, 1953; 1963, p. 40):


Sai che cosa è la grazia?

È un raggio della bellezza e della santità di Dio, che penetra nella tua anima e la rende bella della stessa bellezza di Dio, e fa di te un figlio di Dio[…]


[…]Tante volte ci siamo chiesti perché questi concetti, così semplici e chiari, e una volta così evidenti all’intelligenza naturale dei bambini, siano divenuti oggi così ostici, così difficili da introiettare, così inaccettabili per la mentalità degli uomini che pur si dicono cristiani; e siamo giunti alla conclusione che la ragione fondamentale è l’ingresso, o piuttosto l’irruzione, dello spirito laico e irreligioso nella loro coscienza[…]

[…]Gli uomini moderni dicono di non voler complessi, né ricatti, né sensi di colpa; dicono di trovarsi belli e bravi così come sono; ritengono che non ci sia nulla che non vada in loro, che i loro istinti siano fondamentalmente buoni, e che la loro ragione, comunque, sia più che sufficiente a disciplinarli e controllarli. Agli uomini moderni non piace sentir ricordare IL LIMITE ANTROPOLOGICO, CHE È UN LIMITE ONTOLOGICO: ritengono che ciò equivalga a un voler sminuire, a un voler rimpicciolire la dimensione umana, e a un voler denigrare la piena e felice realizzazione di sé che ciascuno, legittimamente, persegue.

A quanto pare, agli uomini moderni non viene in mente, e non viene più in mente neppure ai cattolici moderni, che non esiste alcuna realizzazione dell’uomo al di fuori della relazione con Dio; che l’uomo, volendosi "realizzare" con le sue sole forze, incorre in un gravissimo peccato, il peccato di superbia che già commisero Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden; e che se mai l’uomo potesse realizzarsi da se stesso, allora non ci sarebbe bisogno di Dio, tanto meno di un Dio che, per amor suo, si fa uomo, s’incarna, vive nel mondo, soffre nella carne, muore nella carne, per poi risorgere e dischiudere all’umanità redenta la via del Cielo.

Ma il punto è proprio questo che l’uomo non può fare da solo; non può capire tutto da solo; non può redimersi da solo; non può perdonarsi da solo. Se un uomo uccide suo fratello, a chi domanderà perdono? Da se stesso, non arriverà mai a perdonarsi; vivrà, fino all’ultimo giorno della sua esistenza, divorato da un terribile senso di colpa, che finirò per schiacciarlo; e se lo negherà, se — in omaggio alla cultura moderna — rifiuterà di sentirsi colpevole, e si autogiustificherà e si autoassolverà con cento scuse e con cento sofismi, sarà per lui ancora peggio, perché il senso di colpa, negato, non riconosciuto, respinto nelle profondità abissali della coscienza, fermenterà, marcirà, emanerà cattivo odore — odore di putrefazione e di morte – e finirà per intossicare in maniera irreversibile la vita dell’anima[…]
(da “Che cos’è la grazia?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)>>

[…]Non così amano i figli di Dio e quanti hanno compreso che la bellezza delle cose terrene è solo una preparazione e un gradino sulla scala che conduce alla bellezza ineffabile delle cose incorruttibili. CHI AMA DA PAZZO, IN MANIERA CARNALE, È ANCORA DOMINATO DAL PROPRIO EGO. È SCHIAVO DI ESSO: IN FONDO, È SE STESSO CHE AMA, O MEGLIO AMA IL PIACERE CHE QUELL’AMORE GLI PROCURA.

CHI AMA IN SENSO SPIRITUALE, AMA SECONDO VERITÀ, PERCHÉ NON CERCA IL PROPRIO PIACERE EGOISTICO, MA IL BENE
: E IL BENE È BENE SEMPRE E PER TUTTI, NON È BENE PER QUALCUNO E NON BENE, O PERFINO MALE, PER QUALCUN ALTRO. Dove ci sono la brama di possesso e la gelosia,LÌ C’È LA TIRANNIA DELL’EGO: E SE L’EGO È TIRANNO, ALLORA LA PERSONA È SCHIAVA DI SE STESSA, DELLA PROPRIA NATURA CARNALE. La natura carnale è LA NATURA SPOGLIATA DELLA GRAZIA, CHE, SOLA, PUÒ RESTAURARLA NELLA PROPRIA CONDIZIONE ORIGINARIA: quella anteriore al Peccato di Adamo[…]( da “La natura carnale è la natura spogliata della grazia, che, sola, può restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo.” Di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX)<<[…]Noi dobbiamo pensare sempre all’ amore come un esperienza che coinvolge tre gradi (almeno nell’ amore coniugale tra uomo e donna). Poi ovviamente nella vita consacrata (che è un altra forma di amore SUPERIORE) non ci sono questi tre gradi che sono: eros, philia e agape[…]

[…]Il grado massimo NOI lo sperimentiamo con “agape”, che è l’amore spirituale, basato sulla VIRTÙ, ed è UNIVERSALE(quindi c’è reciprocità, ma non necessariamente, perchè IO POSSO MANIFESTARE QUESTO AMORE ANCHE SE NON SONO RICAMBIATO. E QUI’ ABBIAMO L’ESSENZA DELL’ AMORE SPIRITUALE. PERCHE’ FINALIZZATA AL BENE DELL’ ALTRO QUESTA RELAZIONE).Quindi abbiamo a questo punto la dimensione del DONO DI SE’…LA REALIZZAZIONE(cioè) DELL’ AMORE CRISTIANO VERO E PROPRIO, quello che San Tommaso definisce un ATTO DELLA VOLONTA’ ORDINATO AL BENE SOPRANNATURALE(questa è la vera definizione di AMORE, perchè (ovviamente) IL FINE è soprannaturale, tutti gli altri sono prossimi…)[…]


[…]…L’ AMORE-PASSIONE è AMORE NARCISISTICO

…il comune denominatore(quello che si trova sempre)sia nelle realtà concrete(sperimentate) e sia nei modelli letterari è quello DELL’ OSTACOLO(È L’ELEMENTO DELL’ OSTACOLO)“l’amore-passione” sorge quando l’unione, la relazione è ostacolata, è impedita, è proibita.
E già questo elemento la dice lunga sulla natura infantile, immatura di questo amore…Bisogna parlare di amore della passione, amore di uno stato emotivo, di uno stato psicologico, di un idea dell’ amore(ancor più che di un idea dell’ altro)…“l’amore-passione” si genera quando riveste di perfezioni immaginarie l’amato(quindi di perfezioni che non possiede) e si innamora della sua idea(che non corrisponde alla realtà)”la cristallizza” (dice Stendhal) [si può fare una comparazione ed avallarne la similitudine con il significato del termine “ideologia”?] […]

[…]Ma vedete [dice Vincenzo Gubitosi] questo è UNA PARTE DELLA VERITA’ perchè in realtà se IO VOGLIO SPERIMENTARE LA PASSIONE E LAVORO PER ALIMENTARE LA PASSIONE IO NON SONO SPINTO(neanche) VERSO L’IDEA DELL’ ALTRO. SONO SPINTO VERSO ME STESSO(è mè che amo, è la mia soddisfazione). Quindi “l’amore-passione” è AMORE NARCISISTICO(molto semplicemente)[…]
(da ““Dalla gnosi all'amore-passione” con Vincenzo Gubitosi blog FSSPX”)>>
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